venerdì 31 maggio 2013

identità_Dinamo

la Dinamo Eurocup a Orleans, con Binetti e Laguzzi
Meno male che c'è la Dinamo. Ma davvero !

Stasera c'era l'asta di beneficenza alla Club House della Dinamo. Un'occasione importante perché è  l'ultima volta in questa stagione in cui vedremo tutti insieme Travis, Brian Sacchetti, Jack Devecchi, Ugo Ducarello e Paolo Citrini, insomma un buon pezzo della Dinamo versione 2012-2013. Sgommando, MA SENZA VIOLARE IL CODICE DELLA STRADA, mi metto alla guida e mi precipito alla solita Club House. 
Parcheggio regolarmente e mi butto dentro. Come era accaduto l'altra volta, dalle parti di Lu Patiu di Lu Dialu (e chi non è di Sassari si informi su cosa si tratta), quando presentarono la Dinamo 2011 destinata ad atterrare in Europa. Trovo un posto comodissimo in prima fila, a tre metri da me i nostri paladini biancoblù, Travis, Brian e Jack, il presidente a fare da ambasciatore e, come al solito, a supervisionare il tutto.
Alle 19:40 in punto inizia l'asta, mi giro e ... vedo una folla incredibile dietro di me, stipata all'inverosimile dentro Casa Dinamo, diventata all'improvviso troppo piccola.
"Close my eyes and feels so many friends around me".
Non ci posso credere, l'anno scorso all'asta benefica erano presenti non più di 50 persone. Stavolta ci siamo tutti, è presente la stampa a pieno organico, molte televisioni anche regionali, i dirigenti in prima fila tutti impettiti e orgogliosi. Puntuali come un'orologio svizzero, arrivano le prime birrette "crude Ichnusa" della impeccabile organizzazione, destinate al banco della giuria. All'inizio, su sollecitazione del presidente c'è il canto dell'inno di Mameli per Travis, novello cittadino italiano.
Ennio Diana (uno dei più anziani tifosi Dinamo) regala una berritta allo stesso Travis, è solo un po' più piccola del normale, non gli sta, ma lui è ossequioso, cerimonioso e la indossa comunque. Parte l'asta, Brian tiene banco con la consueta verve e la simpatia che lo contraddistingue, si vede che si diverte e che vuole far divertire. Conosce uno per uno i tifosi delle prime file e scambia battute salaci, anche in intercalare sassarese. Partono le prime magliette, quelle del precampionato (base bianca), a prezzi assolutamente abbordabili...gli ultras del Commando stipati in prima fila se le aggiudicano con molta non chalance. Poi arrivano i pezzi forti, a mio avviso, cioè le irripetibili maglie da trasferta EUROCUP con tanto di stemmino, direi delle vere e proprie chicche. Iniziano a lievitare i prezzi e al terzo rilancio, con un blitz degno di una schiacciata di Drew Gordon, riesco ad aggiudicarmi  la #43 originale blu di Tony Easley. La festa continua, quelle versione-Eurocup volano via in un battibaleno ed è l'ora delle preziose maglie da trasferta (base blu) del campionato. La maglia di Travis viene aggiudicata ad € 320,00 , quasi una follia, molto contese anche quelle di Manuel #18 e di Drake Diener. C'è chi è disposto a spendere anche 150 euro per la maglia di Sani Becirovic, lui nel frattempo vorrebbe restare qui ed è allettato dalla serietà del club e dalla bellezza della Sardegna.
la (mia) maglia originale di Tony Easley
C'é gloria anche per le maglie di Dane DiLiegro, Gui Laguzzi e Marco Spissu. "New playmaker Dinamo's", così annuncia Travis.
Brian incalza con le gag, a un certo punto il battitore Travis, che di solito lancia noci di cocco stando seduto a tavola, sferra un' assurda martellata e spacca in due un tagliere di legno usato come base ! Ne arriva un altro, per fortuna, ma è ripieno di tartine, salsiccia sarda e leccornie, sto per svenire dalla fame ma voglio godermi un altro pezzetto di asta. 
Le signore in prima fila incalzano Travis Diener, "resta, non resta, perchè non resti con noi?". Diciamo che parla alcune parole in italiano, sta migliorando, e poi in un'altra società forse troverebbe questo ambiente entusiasta? Ci sarebbero troppe aspettative, e troppi occhi puntati, anche malevoli, quindi è meglio se lui rimane qui, anche perché deve cercare di ricomprare la maglia di Drake, suo cugino, e quasi ci riesce fino a quando non è costretto a chiudere (troppo alto il prezzo). Brian si aggiudica a 70 euro la maglia di Mauro Pinton, anzi la indossa in diretta per noi in un vero e proprio defilè. Arrivano le ulteriori maglie blu del precampionato (finalmente i prezzi vengono calmierati e diventano ragionevoli!) e a seguire le sopra-maglie, quelle che i corsari biancoblu si mettono durante il riscaldamento. Brian annuncia (scherzando) che saranno messe in vendita le scarpe rosa di DiLiegro e Devecchi all'apparecchio telefonico tratta con fare compassato i rialzi, cercando di rincuorare i pretendenti telefonici (a dire il vero nessuno è riuscito a comprare con quel mezzo). Ormai in giro c'è gente che sfoggia le maglie appena acquistate, e intorno alle 22,00 la notizia è drammatica, è finita la birra o meglio ne restano quattro bottigliette in frigo. Si spera che non vengano messe all'asta pure quelle. 
Un entusiasmo incredibile quando Sardara annuncia che sono stati raccolti € 8.200,00 (destinati in beneficenza) e che tutte, ma proprio tutte le maglie sono state aggiudicate. Nel coro finale tutto dedicato a Travis Diener, sgaiattolo fuori all'aria aperta, saluto el pueblo qui riunito e me ne torno a casa. Una bella maglia per una Dinamo da ricordare, anche se, mannaggia, quest'anno non doveva finire così ai play off.
Ma la nuova maglia della Dinamo da indossare è solo quella della prossima stagione e tutti, ma proprio tutti, sono pronti a ripartire consci del fatto che la notte del 21/5/2013 siamo maturati insieme, in quel sacrificio dell'anima siamo incredibilmente cresciuti e la prossima volta non ci porteranno più via tutto quello che ci spetta.
Forza Dinamo.
Brian , un perfetto battitore d'asta.
voglio capire perchè Travis ha tutto questo
successo con le donne. 
l'introvabile maglia di Manuel del 2010
"a tutto motore +IVA"
la maglia originale di Massimo Bini
questa maglia è di Federico Casarin



la maglia di Giuseppe Pirisi, anno 1985

Brian a Casale con una rara maglia priva di sponsor
Travis al palaMaggiò nel suo primo campionato italiano


ancora Easley, in evidenza l'emblema Eurocup

"crazy" Banks
la maglia di George Banks, campionato '97-'98

venerdì 24 maggio 2013

23/5/1993-23/5/2013




Il sito della N.B.M., che organizza sempre delle ottime iniziative sulla legalità. 

giovedì 23 maggio 2013

Thank You For All, Guys!


Il tempo delle lacrime è finito. Hanno pianto tutti, in campo e fuori, e le lacrime dei nostri ragazzi sono state le nostre. Le emozioni di questa fantastica stagione sono un tesoro prezioso che resterà scolpito indelebilmente nelle nostre anime, arricchite. Ed è da questo Amore che si deve ripartire. Io l'ho già fatto, e quando ho fatto la fila per i 4 biglietti della serie con Cantù ho già consegnato la mia conferma per l'abbonamento (non mi hanno rilasciato una ricevuta: se lo perdono sono guai!). E' da qui che si riparte... accordando subito fiducia al Presidente Sardara e al team che ha portato a Sassari i campioni che ci hanno fatto sognare. Solo con un forte senso di appartenenza e condivisione di gioie e dolori questa grande famiglia può continuare a camminare su un terreno solido e luminoso, e siamo tutti chiamati a fare ognuno la sua parte.

Domani venerdì sera al palasport la squadra saluterà i tifosi prima del rompete le righe estivo, potrà forse essere l'ultima occasione per vedere di persona più di uno dei nostri campioni. Pasquini & Co. hanno parlato chiaro: siamo arrivati così in alto, logico avere l'attenzione di tutti. In settimana ha circolato - via twitter - la notizia del 7 maggio secondo la quale l'Alba Berlino avrebbe proposto a Travis Diener 1 milione di euro a stagione per due anni. Mamma quanti soldi! Fossi in lui accetterei: il basket per i giocatori è anche e soprattutto un lavoro, e con quella cifra ti assicuri una vita tranquilla (visto come finiscono tanti ex giocatori). Ricordo che l'anno scorso Sardara e i due Diener fecero un incontro con la stampa subito dopo la sconfitta decisiva con Siena, e fu annunciata la loro conferma (io c'ero). Oggi questa conferenza stampa non l'abbiamo, purtroppo.

Che squadra avremo? Chi lo sa. Che squadra vorrei io? Io vorrei confermarli quasi tutti, ma cercherei un italiano (così non c'è turnover fra stranieri) che giochi solido da 4 in alternanza con Vanuzzo e dia una mano sotto senza essere troppo perimetrale... questo permetterebbe a Brian di giocare di più da ala piccola e i centri avrebbero un buona mano a rimbalzo e in chiusura. Tessitori invece, dato che è troppo giovane, lo terrei ancora un altro anno in Lega2, a farsi le ossa, a dare e ricevere botte, anche perché se viene qui non avrebbe tanti minuti da subito e quindi non maturerebbe bene.

Ok, l'ho detta. Criticatemi pure, io la penso così!

Tornando alla serie con Cantù, e lasciando perdere le polemiche ecc. (che stanno continuando online per colpa anche di alcuni nostri co-tifosi), rimarco che la preoccupazione palesata da larga parte della stampa specializzata prima dell'inizio dei playoff si è rivelata giusta: avevo letto da più parti - condividendolo - che la Dinamo, dato il roster più corto e leggero, se voleva passare doveva chiudere tutto in fretta, perché arrivare a eventuali gare 6 e 7 sarebbe stato pericoloso. Sono stati facili profeti. Ma ciononostante i nostri ragazzi avevano rimesso in piedi tutto, rischiando anche di vincere le ultime due partite. Nella serie con Cantù la Dinamo ha segnato più punti complessivi, e questo aumenta il malessere sentito in questi giorni. Ma, come detto, si guarda già avanti.

Qualche ringraziamento, allora, è assolutamente dovuto. Inizio dalla squadra.

Una squadra di uomini veri, di professionisti del basket, puri sul lato umano. Guasconi e seri allo stesso tempo. Tutti uniti per vincere, figli di una mentalità di raro valore, dotati di un cuore gonfio di valori positivi. 


Travis il Magnifico: il play dei sogni... il faro, magrolino quindi poco difensore (nel fisico, non nella mente: ha dato tutto), Travis ha preso per mano la squadra. Pick and roll e pick and pop per smazzare assist e regalare tiri facili a tutti. Non ha mai avuto paura di prendersi la responsabilità del tiro (come gli altri, del resto). Travis ha trovato maggiore serenità con la nascita della splendida figlia, e in campo si è visto. Grazie Travis, vero giocatore da NBA, solo un brutto infortunio ha fermato la tua carriera fra i professionisti già avviata e luminosa.


Hey Drake, grazie anche a te. Rinato dal morbo di chron, sei arrivato in Italia e hai fatto bene dappertutto. Dopo aver rifiutato un ingaggio stellare a Varese, qui a Sassari hai trovato tuo cugino, e avete vissuto assieme una nuova vita. Qui è nato tuo figlio, sassarese D.O.C. Grande Drake: il soldatino di Meo... pronto a correre in penetrazione, a tirare da distanze siderali, pronto ad assistere i compagni liberi, presente anche a rimbalzo. La tua schiacciata sulla testa di Dunston mi ha fatto godere. I buzzer beater di Drake sono Leggenda. Una guardia vera, pura. Un cuor di leone, un ragazzo che quando lo guardi negli occhi vedi l'intelligenza e la semplicità, e in campo... una macchina totale.
Bootsy... hai vinto tutto e dappertutto, eppure hai accettato di ripartire da zero qui a Sassari. Hai giocato, tu che sei una guardia, da ala piccola per tutta la stagione, opposto a giocatori quasi sempre più alti e pesanti... e uno dopo l'altro li hai annichiliti con le triple, coi giochi in post basso, con difese tutte gomiti e contatti. E' stato un sogno saperti a Sassari ad inizio stagione, è ora un onore averti visto dare l'anima per noi e per la Dinamo. Umiltà e applicazione. Cuore e cervello. Sei maestoso. Tu sei eterno.


Michal, una stagione strana la tua: sei arrivato a Sassari senza aver riposato, sei partito bene, ben rodato, e poi sei calato alla distanza, cotto fisicamente. Gli impegni della nazionale hanno fiaccato questo numero 4 che è stato più perimetrale che stanziale. Ogni volta che ha messo palla a terra per penetrare, Ignerski è stato devastante. Mi chiedo come sarebbe al fianco di un centrone pesante, ma la Dinamo ha una costruzione leggera, e un 4 che sta più fuori che sotto, soprattutto in difesa, forse serve poco. Grazie anche a te.


Tony E. .... sooo slim! Il miglior tiratore dal campo del campionato. Giovane prima acerbo e poi maturato, hai costruito grande mobilità sui pick and roll e un buonissimo uso del perno in post basso. Entusiasmo a piene mani, e una voglia di emergere contagiosa. Un breve periodo di appannamento ha bloccato le tue potenzialità (guarda caso è coinciso col dopo Varese: la vittoria che ci ha dato il primo posto e poi ci ha visto cadere), ma quando ti sei ripreso sei stato decisivo. Thank you bro'!


Mauro! Lo ripeto ancora: ti ho visto meglio in guardia che in cabina di regia. Hai fatto vedere le cose migliori quando ha attaccato il diretto avversario (perché tu corri veloce). E' stato difficile per te essere il cambio di un ex NBA, ma non hai mai piagnucolato, anzi. Lavoro, lavoro e ancora lavoro, e i tuoi spazi li hai sfruttati dando il massimo. La fiducia è fondamentale, e quando Mauro "c'è", gioca bene. Grazie Mauro, anche della tua pazienza.


Manuel... capitano? Ci sei? Tu sei tutto matto, e ci piaci così. Giochi da 4, da 5, tiri triple a grappoli, catturi rimbalzi, metti il petto davanti all'avversario di turno. No fear. No pain, no gain. Il collante della Dinamo. La responsabilità fatta giocatore. Se avete paura chiedete a Manuel, metterà tutto se stesso, sempre. Il più anziano della squadra, il più giovanile nelle smorfie e negli scherzi. Il vero capitano, il vero tesoro, il vero simbolo di tutto quello che è giocare per la Dinamo, tifare per la Dinamo, respirare la Dinamo al palazzetto. Grazie capitano, e per cortesia fatti clonare (il tuo conto in banca schizzerebbe alle stelle).


Brian, l'unico vero rocker del team. La tua stagione è stata un crescendo continuo: hai vissuto la prima metà del campionato senza segnare triple, poi una volta rotto il ghiaccio hai spaccato tutto. La tua serie contro Cantù è stata eroica. E quell'ultimo tiro, quel maledetto ultimo tiro che è stato sputato da un ferro crudele, non sminuisce anzi amplifica il valore di quel grande giocatore che sei. Tu sei un campione, non dimenticarlo, e continua a portare l'atteggiamento tosto del sacro dio Rock nel nostro palazzetto, guerrieri come te sono merce rara. Grazie, campione.


Jack... la mia battuta sui tuoi quattro polmoni ha fatto sorridere molti, proprio te che qualche anno fa in trasferta hai avuto un collasso per un problema ai polmoni. Il cuore che hai non sta nel tuo petto. Ti sei buttato per terra, hai macinato miglia e miglia per tappare i buchi in difesa, hai messo la museruola a leziosi campioni strapagati, e hai saputo segnare canestri importanti in momenti topici di più di una partita. Lavoro e applicazione, gambe, voglia di di dare il massimo. La nostra ammirazione per te è smisurata. Grazie.

Dane, Numero Uno! Anche per te un grande e difficile balzo dalla Lega2 alla massima serie, anche per te tanto lavoro. Una tua schiacciata in contropiede a Brindisi ha lanciato la Dinamo nella volata finale della regular season. Non ti sei mai tirato indietro, anche come tifoso, per sostenere la squadra, e il tuo blog di cucina è stato fonte di ispirazione per alcune mangiate epiche. Ah, se decidi di liberarti di quella splendida auto sportiva, fammi un fischio, me la prendo volentieri. Grazie Dane!


Tony B, Guillermo e Marco: sapevate che avreste avuto poco spazio, ma avete accettato con umiltà il vostro compito, incarnando lo spirito di sacrificio e di fratellanza di questa banda di pirati. Grazie.


Gli ultimi arrivati, infine. Drew, madonna santissima quanto salti! Il tuo arrivo ha ridato il sorriso a Easley, e lo ha spinto a giocare meglio. Le tue stoppate, le tue schiacciate volanti, le tue triple, la tua voglia di far esplodere un basket-spettacolo hanno gasato una città intera (e non solo). Hai dato sicurezza a un reparto un po' debole, e hai spostato gli equilibri in molte partite. Il tuo potenziale è ancora in parte inespresso e... ci farebbe piacere vedere come si evolve, ci siamo capiti. Un giocatore con la tua verticalità sposta gli equilibri e fa spettacolo. Grazie anche a te.


Sani Boy... hey fratello, hey campione. Potevi restare a cullarti dopo aver vinto il titolo in Iran e invece, da giramondo quale sei, hai accettato la nuova sfida, e lo hai fatto con umiltà, entrando in squadra senza pestare i pedi a nessuno. Tu che eri nato grande, tu che sei stato martoriato nelle ginocchia e hai dovuto rinunciare al basket per lungo tempo, tu che hai vinto tutto e dappertutto, sei entrato a portare la tua luce, arricchendo il gioco della Dinamo con la tua grande conoscenza del basket. E' stato un onore e un privilegio vederti indossare la casacca bianco-blu (questo vale anche per gli altri). Grazie Sani.


Meo, nostro condottiero... grazie. Potrei scrivere "grazie" un milione di volte, beh: non basterebbe. Hai preso la Dinamo e l'hai portata in alto, hai saputo parlare coi giocatori come nessun altro, ciò perché sei stato anche un grandissimo giocatore. Hai avuto pazienza, senza mai strafare, senza mai mancare di rispetto a nessuno. Hai tirato fuori da questi ragazzi la parte migliore di loro, li hai lasciati esprimere secondo la loro indole cestistica, e anche se io sono per le squadre con il centrone di peso, in larghissima parte sei riuscito a far cambiare idea anche a me. La tua squadra ha tirato meglio di tutte le altre dal campo in campionato, ha smazzato più assist, ha segnato più punti, ha dato semplicemente più spettacolo di qualunque altra. Se mezza Italia oggi scrive a noi tifosi nei social networks per dirci quanto è dispiaciuta per la nostra eliminazione ai quarti di questi play-off massacranti creati ad arte per favorire le squadre lunghe (e quindi ricche), è merito tuo. Sei il nuovo papà della Dinamo, sei il nuovo papà dei tifosi, e per favore metti su youtube un video per spiegarci come fare bene il risotto alla birra, o veniamo sotto casa a suonarti il campanello per tutta la notte. Grazie Meo.

Grazie anche a tutto lo staff, ai dirigenti, a tutti quelli che hanno lavorato per noi (i nomi sono tutti qui), a partire dal presidente Sardara, ex fiorettista ai tempi dell'università (io tiravo di spada, al CUS Sassari, perciò le lame non le abbiamo mai incrociate... argh!). Grazie a voi che in silenzio avete lavorato ogni giorno e a tutte le ore per mandare avanti questo progetto che ha fatto impazzire di gioia tutti noi. Siete già al lavoro per il futuro, come sappiamo, e sono certo che se anche avremo una squadra diversa da quella, storica di questa stagione, sarà una grande gioia vederla all'opera grazie al vostro lavoro.



Un tifoso della Dinamo non va mai in vacanza. L'amore di un tifoso della Dinamo non muore mai. Io non smetterò mai di ringraziare mio padre che a metà degli anni 70', lui che è tifoso della Dinamo dalla sua fondazione e amico dei fondatori, mi ha portato sin da piccolo, piccolissimo, chiuso nel fagotto del mio montgomery marrone, a varcare le soglie della palestra C.O.N.I., per guardare Sergio Contini, Dido Guerrieri, Mario Scala, Luca e Peppone Pirisi. Sergio Milia, Giancarlo Carrabs, Antonello Nico, Marco Pinna e tutti quei giocatori dell'Olimpo dinamista... fino a Travis Diener e alla squadra di oggi. Non smetterò mai di dirgli grazie.

"Ringrazio" alla fine quanti hanno recentemente ricoperto di insulti il blog e il sottoscritto, e ringrazio anche chi - dopo Gara-6 della serie con Cantù - ha hackerato il mio profilo in un social network, cancellando quasi tutto, e mettendo il logo della Pallacanestro Cantù come immagine del profilo. Sono ancora qui. 
Siamo ancora qui.

mercoledì 22 maggio 2013

Siamo sopravvissuti

"ho visto giocare Anthony Frederick"

Brent Lamar Darby #4

Mimì Anselmi #1

Anthony Frederick #16

"Now when all this steel and these stories, they drift away to rust"

("quando tutto questo acciaio con le sue storie, diventerà ruggine..." - Bruce Springsteen, "Wrecking Ball", 2009)

Ha di nuovo tremato. Con i 5000 sardi "molto pazzi" tutti in piedi, cantando come forsennati, ho sentito la vecchia gradinata del Palazzo in ferro-cemento tremare sotto i miei piedi. E' accaduto quando Drew Gordon ha affondato con geometrica potenza la schiacciata. E' accaduto ancora quando Tony Easley ha stoppato alla grande ed ha tremato nuovamente l'intero palazzo quando 5000 cuori hanno gridato tutti insieme che chi non salta è solo colui che, (malfidato), "non ci crede". I feel the earth move under my feet/I feel the sky tumblin' down/I feel my heart start to tremblin'/Whenever you're around...(Carole King).
Il tifo è esploso come una bomba quando Manuel ha messo la tripla.  Per non parlare di cosa è successo quando si è andati in parità con altra tripla, quella di Travis Diener. E Brian! Il nostro fattore in più in questa serie play off, un ragazzo cresciuto enormemente in questi 3 anni di serie A.
Come si fa a non voler bene a questi ragazzi biancoblù ? 
Una Dinamo da incorniciare! Una stagione davvero al top.


HO VISTO GIOCARE TONY FREDERICK - Oggi gli eterni Numi tutelari della Dinamo erano spiritualmente presenti al palazzetto, lassù tra le grandi travi di metallo, tutte di ferro massiccio che per portarle sui TIR, nella calda estate 1989, si dovette bloccare anche il traffico sulla Carlo Felice: Loro c'erano tutti e tre. Frederick il colored di Los Angeles, Cal., un motore inarrestabile in ogni parte del campo, pronto a difendere, smarcarsi e a tirare, Brent Lamar Darby, in giro per il parquet a smazzare assist e intelligenza cestistica e infine il signor Mimì, che con la sua figura impassibile dava a tutti noi sicurezza e serenità. "Tranquilli, vedrete che si mette tutto a posto". Ebbene io ci ho creduto  ancora una volta ed ho avuto my beautiful reward. 
La mia bellissima ricompensa in un mare di guai.

NO FEAR - Non avevo paura. Ci credevo nei ragazzi della Dinamo. Non avevo paura neppure sul +1 quando la palla pesava come un macigno e si è scelto il tiro dal perimetro invece che la soluzione dell'uno contro uno. Dite che abbiamo perso? Manco per niente ! Abbiamo vinto anche oggi, abbiamo dimostrato che in una terra disastrata e mezzo dimenticata si può costruire un team vincente, una impresa sana e non assistita, con un caloroso popolo dietro che ci crede fino alla fine. Abbiamo dimostrato a un sacco di gente che siamo davvero forti e che non siamo solo mare & sole per due mesi all'anno. Non abbiamo avuto bisogno di favori arbitrali, quei 44 punti ce li siamo meritati sul campo, e le vittorie contro Siena e Varese, poi sul campo di Milano, resteranno indelebili. Siamo usciti a testa alta dalla Final Eight battendo bene la rognosa Brindisi, in Eurocup ci siamo presi il lusso di battere due volte una squadra spagnola e se permettete, abbiamo quasi vinto contro Stella Rossa Belgrado in casa. Ma come in tutte le cose belle della vita, occorre un pizzico di fortuna, ne abbiamo avuto poca in post season e un pizzico di più in stagione regolare, e questo è il basket, si vince o si perde per un tiro sbagliato o per un rimbalzo. Si perde per tre o quattro centimetri di differenza, la stessa differenza tra l'esultanza e le lacrime. E per capire che cosa rappresenta per questi grandissimi giocatori la maglia Dinamo, bastava vederli alla fine, Bootsy Nothing Man, Travis The Lucky Man, con una tristezza assurda negli occhi e qualche lacrima. Hanno sempre giocato col cuore e vorrei ringraziarli tutti indistintamente, da Drake Diener fino a Dane DiLiegro, Gui Laguzzi e Marco Spissu. Grandiosi, i miei miti della Torres basket e del Sant'Orsola. 
I VALORI CHE CI TENGONO UNITI - Valori forti e fondanti, il carattere vero della nostra gente, noi non sputiamo come nazisti in un lager e non aggrediamo il prossimo in una partita di basket, non minacciamo inutilmente gli arbitri , non facciamo gli spocchiosi se qualcosa non gira per il verso giusto. Siamo umili perché non abbiamo mai avuto nulla, ma vorremmo che ora che abbiamo qualcosa non ce la portino via subito. Basta guardarci negli occhi, tutti con una comune fede nel cuore e tantissima passione sportiva: rispetto per la tifoseria Dinamo! Un gruppo meraviglioso di amici forgiato nelle trasferte e nelle vittorie al PalaSerradimigni.

FUORI, AROUND MIDNIGHT - ed è stata festa grande, al palazzetto, all'esterno, tutto intorno e alla Club House...un grande abbraccio alla squadra. Avrebbe potuto durare tutta la notte e nessuno si sarebbe sentito stanco. Tutti a firmare autografi e scattare foto e solo chi c'era sa che cosa è successo là dentro. Gli occhi lucidi di Rose Marie, moglie di Travis, l'emozione del campione ex NBA, le domande a Drew Gordon ("resti l'anno prossimo?"), DiLiegro che lancia scarpe in aria, Bootsy che ancora non si è ripreso da quella grande commozione perché lui non ci sta mai a perdere, Drake con un gran passo svelto, cordiale come sempre, i visi tirati e stanchi di tutti i dirigenti. La delusione sui visi dei tre coach, il tristissimo sorriso di Ugo Ducarello, la signorilità di Meo Sacchetti e un pensieroso Paolo Citrini seduto da solo per terra fuori dalla Club House. Vorremmo prenderceli tutti in groppa e portarli in giro per la città, a braccia alzate, per fargli capire che vogliamo bene a tutti e che siamo felici.
Vorremmo essere tutti intorno a un grande fuoco per scaldarci e ballare fino allo sfinimento, per esorcizzare il dispiacere e scacciare il magone. Ma resteranno i cugini Diener? E "flash" Drew Gordon? Come si fa a non tenere uno come Sani Becirovic? E' troppo forte. Voglio rivedere Brian Sacchetti al quale ho regalato una raccolta rock e a lui è piaciuta, voglio rivederlo quest'estate in giro ad Alghero tutto abbronzato.
A Sassari non abbiamo mercenari, abbiamo giocatori veri. 


"Questa notte la luna danzerà nel cielo/questa notte il mio canto per lei sarà/questa notte la giostra della pazzia/girerà, girerà, girerà"...


E allora saluto tutta questa congrega di corsari, pazzi sognatori, geni incazzosi, umili faticatori, ragazzi scherzosi e col sorriso circondati da ragazze fantastiche, allenatori puntigliosi e che avevano il pieno diritto di vincere ancora...in bocca al lupo a tutti e ricordate sempre che la Dinamo è molto più di un club di basket.


no tears. (foto di Max Turrini)



SALA STAMPA - VALENTINA SANNA 

lunedì 20 maggio 2013

A margine di gara-6...


L'ampiezza di un luogo la misuri dai ricordi che ti dà

Esiste un basket migliore
di coreywrestling
http://goldenkobe.wordpress.com/2013/05/20/esiste-un-basket-migliore/


Ieri a Cucciago si è vista una parte di basket che vorremmo evitare, almeno in Italia. Un tipo particolare di basket che si vede più spesso nei paesi della ex Jugoslavia, dove i palazzetti sono autentiche bolge e dove a farla da padrone sono rivalità antiche, politiche e sociali, spesso motore di atteggiamenti violenti più fisici che verbali.
Esiste un basket, un modo di pensare il basket sicuramente migliore di quello visto ieri al Pianella. Un basket di giocatori che se la giocano sino in fondo, con i pregi e i difetti degli arbitri a loro sostegno, con le qualità dei giocatori a zittire o esaltare il tifo del pubblico, con la tattica degli allenatori a contribuire al cambio di direzione di una gara.

Esiste un basket molto simile al calcio dove lo sport viene preso molto sul serio. Dove non è un momento di gioia collettiva da condividere, qualunque sia il risultato finale. Dove il palazzetto diviene lo sfogo naturale di una vita insoddisfacente, di rabbia repressa. Dove i capiultrà (e fa male usare questi termini nel basket) si permettono di condizionare il pubblico attorno e quindi una partita. E dove allenatore e squadra, piuttosto che indurre la calma, stanno muti e con i loro atteggiamenti in campo inducono quelli sugli spalti.

Esiste un basket peggiore dove, dopo un fischio dubbio degli arbitri, vola di tutto in campo e per cinque minuti la gara è sospesa. E la Dinamo, forse intimorita, va letteralmente nel pallone subendo un parziale di 13-0 e sparacchiando dal perimetro. E’ un limite della squadra di Sacchetti questo, di una squadra gentile che se attaccata diventa piccola piccola. Solo al PalaSerradimigni, a casa, si sente protetta dal calore e dalla gentilezza dei suoi sostenitori e reagisce come sa e come deve.

Esiste un basket dove la paura di perdere tutto aiuta le persone ad esagerare i propri istinti. Pensate ai tifosi, alla società, all’allenatore di Cantù che a breve se ne andrà: partiti con l’auspicio di giocarsi una finale di playoff, di pescare le top 16 di Eurolega, di piazzarsi tra le prime tre in campionato e di vincere la Coppa Italia, sono riusciti a perdere (quasi) tutto. Settimi in campionato, fuori al primo turno in Eurolega, fuori al primo turno della Coppa Italia, in difficoltà nel primo turno dei playoff, sotto di nove in una gara quasi da dentro o fuori. Hanno deciso di buttarla in caciara, di salvarsi in qualche modo. Ce l’hanno fatta. Ma al Pianella non si torna più, almeno fino ad ottobre.

Esiste un basket migliore, fatto di gentilezza e cortesia. Di buon basket, felice e divertente. Di un terzo tempo da imitare, del calore dei sentimenti sardi figli di una terra che ha sempre fatto dell’ospitalità uno dei cardini fondamentali del proprio essere umani. Esiste un basket che domani al PalaSerradimigni, qualunque sarà il risultato finale, darà il proprio apporto alla gara in maniera civile, senza intimidazioni o urla o lancio d’oggetti. Non ne abbiamo bisogno: sappiamo vincere legalmente. Esiste un basket migliore che fa dell’abbraccio collettivo l’essenza principale per vincere e convincere chi dall’altra parte del mare ci ha spesso visti con diffidenza e scherno. Noi infatti sappiamo essere molto più di così: un’isola felice di quel che riusciamo a raggiungere. E le emozioni date dalla Dinamo in questi quattro anni sono un regalo generoso e cordiale per tutti i tifosi di basket.

Firmato: un giornalista tifoso.

*

GIUSTIZIA OTTUSA PER SPORTIVI ZOMBIE
di Gianni Mura -10.4.2011

Abiola Wabara, cestista del Geas e della Nazionale, 29 anni, è nata a Parma da genitori nigeriani. S' è laureata in spagnolo in un college americano. Dipinge in modo non dilettantesco. E' un' italiana con la pelle nera e per questo, mercoledì sera sul campo della Comense, una ventina di tifosi per tutta la partita l' ha chiamata scimmia e negra di merda. E quando, alla fine della gara (vinta dal Geas anche per merito suo) Abiola ha cercato di reagire, mostrando il dito medio, qualche gentiluomo le ha pure sputato addosso. E' quasi certo che si tratti di tifosi del calcio che cercano visibilità anche nel basket, nelle gare di cartello, ma questo nulla toglie alla gravità dei fatti in sé, ulteriormente aggravati da altri comportamenti che non è possibile attribuire a qualche mentecatto. Così Dino Meneghin, presidente della Fip, si è espresso appena a conoscenza dell' accaduto. Meneghin è uomo di sport, di insulti dai tifosi ne ha presi tanti, sa capire qual è la verità e quale la versione di comodo. E dovrà chiarire un piccolo mistero: perché degli insulti razzisti non c' è traccia nel referto degli arbitri Marco Pisoni e Marco Cè? Anche l' allenatore della Comense, Barbiero, ha dichiarato di non aver sentito niente. Ci dev' essere una strana acustica, in quel palazzo dello sport. E dire che non è uno stadio di calcio, il mentecatto è a tre metri,a volte meno, dal suo bersaglio. Paradossalmente, Meneghin stigmatizza un episodio che per i suoi inviati (agli arbitri va aggiunto il commissario di campo) non è mai accaduto. C' è un' inchiesta federale in corso e un' altra della Digos. Come ha opportunamente rilevato il ministro Carfagna, i cori razzisti costituiscono reato. Gli altri spettatori, circa 800, hanno lasciato fare. Il presidente della Comense, Antonio Pennestrì, s' è invece esibito alla grande sul sito del club. Trascrivo dalla Stampa: «Se Wabara è stata insultata e sputacchiata è stato certamente grave episodio di inciviltà (naturalmente non ascrivibile alla Comense), ma altrettanto grave è stato il comportamento della giocatrice, che evidentemente non ha ancora capito come deve comportarsi un' atleta in tale occasione e con ciò scadendo a livello di chi-come lei sostiene- l' ha offesa». Pennestrì non ha molta dimestichezza con la lingua italiana, ma non è grave: voto 4. Pennestrì con quell' inciso ("come lei sostiene") induce a credere che si tratti di una montatura, e l' aggettivo "sputacchiata" poteva risparmiarselo: voto 3. Pennestrì afferma che l' episodio non è "naturalmente ascrivibile alla Comense". Però si giocava in casa sua, un minimo di prudenza s' imponeva. Altro 4. Lo 0 arriva per la lezione di comportamento e l' uso del verbo scadere, che il Pennestrì farebbe meglio a rivolgere a se stesso. Qui non sono i soliti ragazzotti con la testa vuota, ma un signore d' una certa età che mette sullo stesso piano l' offesa continua, per tutta la gara, contro una donna, e la reazione a fine gara. Questa e quelli per me pari sono, sarebbe lo slogan distillato dalla maturità e dalla sportività del Pennestrì. E ringrazi la mano pietosa che ha provveduto a levare le sue esternazioni dal sito. La Lega basket femminile dirama un comunicato in cui "stigmatizza e condanna con forza ogni atto di intolleranza razziale". Lo firma il vicepresidente. Il presidente è Stefano Pennestrì, figlio del già sufficientemente citato (o forse mai abbastanza) Antonio. 
In Toscana è cominciata domenica una partita di Seconda categoria, tra Cinquale e Monzone. Nel primo tempo un calciatore del Monzone, Nicola Pasquini, 20 anni, cade a terra. Infarto. Coma. I capitano si parlano. Finiamola qui. L' arbitro fischia la fine al 20' . Mentre Pasquini era ancora ricoverato in coma farmacologico all' ospedale di Massa è arrivata la sentenza della Disciplinare toscana. Per entrambe sconfitta a tavolino per 0-3, un punto di penalizzazione in classifica e 300 euro di multa. La sentenza parte con un "pur comprendendo le motivazioni che hanno portato alla sospensione della gara per un episodio particolarmente drammatico" che da solo vale uno 0. Come già poche settimane fa per una partita di ragazzini (allora era morto il padre di uno di loro, appena prima della partita), qui si ribadisce che agli esseri umani, se stanno giocando a calcio, si proibisce di avere reazioni umane. Se le hanno, vengono sanzionate, sia pure con molta comprensione. Ma che giustizia è mai questa? Che tipo di sportivo-zombie può generare? Nei confronti di chi o cosa sono colpevoli due squadre che si trovano d' accordo a dire basta perché uno dei loro forse muore? Non esistono attenuanti per la gravità del fatto? Troppe domande per una sola risposta, ed è orribile che venga dallo sport: pietà l' è morta.

GIANNI MURA - La Repubblica

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Sesto San Giovanni, 14 aprile 2011 - "Sono tutte bugie! non c’è stato alcun coro razzista nei confronti di Abiola Wabara. Tant’è vero che anche gli arbitri non hanno scritto nulla nel loro referto! È solo una manovra orchestrata dal Geas Sesto San Giovanni. Inoltre non c’erano striscioni degli Eagles Cantù, né tantomeno del Calcio Como; né Eagles, né Ultras erano presenti al Palasampietro". Dura presa di posizione da parte del tifo organizzato cestistico e calcistico comasco e canturino sulla ben nota vicenda relativa ai presunti insulti alla giocatrice della Bracco Sesto San Giovanni in occasione della gara disputata al Palasampietro lo scorso 6 aprile per i quarti di finale dei playoff di basket femminile e che si è conclusa con il successo delle milanesi che poi, nella "bella" hanno ottenuto il passaggio alle semifinali che stanno disputando contro Taranto.
Inequivocabile il comunicato che gli Eagles hanno diramato ieri, prendendo le distanze nel modo più assoluto dal gesto che è stato, a loro dire, "enfatizzato oltremodo e senza ragione", da altre fonti d’informazione. "Va chiarito - si legge nel comunicato, poi sottoscritto anche dai ragazzi della Curva del Calcio Como - che mercoledì scorso in occasione della partita tra Pool Comense e Geas Sesto San Giovanni al Palasampietro i gruppi di tifosi organizzati degli Eagles Cantù e degli Ultras del Como non c’erano (infatti non apparivano striscioni) e niente hanno a che fare con quanto superficialmente ed avventatamente è stato riportato su tutta la stampa nazionale. Considerato che, come spesso succede, la colpa di ogni nefandezza viene addossata ai famigerati “Ultras”, ci siamo sentiti comunque chiamati in causa e, assunte scrupolose informazioni siamo giunti ad una conclusione chiara ed inequivocabile: Abiola Wabara ha mentito! Sono tutte bugie e non c’è stato alcun coro razzista. Questi cori li avrebbero sentiti solo lei e i suoi dirigenti, nessun altro. Gli arbitri non hanno sentito nulla anche perché non hanno riportato alcunché nel loro referto. E questi cori non sono nemmeno stati sentiti dai dirigenti della Comense, nè tantomeno dal migliaio di spettatori presenti".
Il comunicato stigmatizza poi la reazione avuta dalla giocatrice di origne nigeriana (reazione di cui avevano parlato anche i dirigenti della Pool, evidentemente non sopresi dell’accaduto quanto gli Eagles, ndr): "La verità è che la giocatrice, a fine partita, ha perso il controllo, come a volte capita a tutti i giocatori ed è andata verso i tifosi con fare minaccioso e mostrando ripetutamente il dito medio. A quel punto probabilmente si è accorta di aver esagerato e di rischiare una squalifica (giocandosi il diritto alla terza gara, la “bella”) e si è giustificata con la provocazione dei cori razzisti". 
La conclusione non ammette repliche: "Chiediamo a chi era presente a quella partita di dire la verità e alla giocatrice del Bracco Geas di chiedere scusa a tutto il pubblico presente ed a noi che siamo stati ingiustamente messi alla gogna da tutta la stampa nazionale".
di Maurizio Magnoni (Il Giorno)

.......e i due D.a.spo., allora ? ;-)

domenica 19 maggio 2013

Gara 6. La partita dello scandalo porta Cantù in parità: 87-84




Rabbia e ancora rabbia in corpo. Il Pianella non è un luogo adatto in cui giocare a basket, e la Pallacanestro Cantù con mezzi anche al limite del lecito (se non oltre in vari frangenti) ha portato a casa una partita che, finché si era giocato a basket, era saldamente nelle mani dei sassaresi. Lasciate perdere il primo tempo, dove fra strappi da una parte e dall'altra il risultato è stato in equilibrio e considerate invece i secondi 20'. La Dinamo esce dalla pausa lunga molto determinata e impone il suo gioco ai lombardi che chinano il capo e accusano il colpo. Poi succede il finimondo: proteste plateali dentro il campo di Trinchieri e di alcuni giocatori di casa (che vengono punite con fallo tecnico, il minimo), botte in faccia (con antisportivi), spinte, body-check durissimi in perfetto stile da rubgy australiano e soprattutto le interruzioni del gioco perché in campo arrivano oggetti di tutti i tipi più tantissima acqua ad ogni decisione avversa dei 3 in arancione... e guarda caso gli arbitri capovolgono un fallo (incredibile!) e quasi subito ne fischiano altri 2 molto generosi regalando ai padroni di casa le chiavi del successo.


Trinchieri gongola, il suo disegno si è realizzato
Al Pianella non si può giocare, almeno se si vuole giocare a Pallacanestro. Si p invece giocare tranquillamente al tiro al bersaglio su giocatori e arbitri, al lancio di sputi, all'insulto-io-di-più, al pesta l'avversario. La Pallacanestro è un gioco sì fisico ma nobile, fatto di Valori, ma in questa cittadina lombarda la violenza verbale e fisica sono le padrone di una forma assoluta di inciviltà. Era stato bravo, bravissimo un "giornalista" di un sito che parla di basket a iniziare con frasi del tipo: "state invocando la guerra santa", per proseguire in un crescendo di oscenità, prima inserendo in un furbo post dichiarazioni della stampa greca (e parlando di "diffamazione") a fianco di considerazioni gravissime sul pubblico di Sassari; poi intervistando in maniera pilotata Trinchieri su riflessioni riguardanti la correttezza e la civiltà dei tifosi di Sassari. Trinchieri da buon furbo mica aveva detto queste cose in tribuna stampa a Sassari, dove la sua Cantù in Gara 5 era stata sconfitta e umiliata con una batosta leggendaria, ha invece atteso di trovare il "giornalista" tifoso (e anche . . . lasciamo stare) per scatenare l'inferno, appiccare l'incendio nella sua tifoseria e gettarvi poi benzina sopra.


Preparata la tovaglia con un clima di odio viscerale, beluino e di tensione, la querelle è continuata sulla stessa linea in rete, dove si è letto di tutto: la cosa meno volgare e violenta è stata: "prepareremo un clima serbo". Ora, tutti sappiamo che in Serbia si accoltellano i giocatori (come guarda caso è successo la notte prima a Sasha Danilovic)... era quindi chiaro che si sarebbe assistito a qualcosa di indecente e incivile stasera, e la conseguenza è stata che i 3 arbitri letteralmente se l'hanno fatta sotto e hanno castigato la Dinamo dopo aver sanzionato ai padroni di casa un tecnico (Trinchieri sempre in campo e sempre a protestare: un piano ben collaudato, così il pubblico si scalda) e due antisportivi che erano invece più gravi falli da espulsione, soprattutto il secondo su Brian da parte di Aradori (che ha fatto un bel tuffo anche oggi).
E' così che Cantù (squadra e pubblico) ha battuto la Dinamo: bloccando lo sport, bloccando il giocare pallacanestro, menando come fabbri in campo e lanciando di tutto dalle tribune. Cantù ha vinto tanti trofei? Non ne merita neanche uno: sta sputando da sola con la sua inciviltà sull'aura dorata che avvolge, anzi: avvolgeva quei trofei (oggi quasi tutti pieni di ragnatele), ecco da dove viene la loro rabbia: giocando a basket non riuscivano a vincere. Per la società canturina è un affarone che la multa massima sia di 3000€, li si paga sempre volentieri. Anche stasera, basta vincere, con ogni mezzo, no?


Travis Diener: è parso molto stanco
Dal canto suo la Dinamo ha giocato una buonissima partita, restando sempre nel binario del suo gioco, e se nel finale Meo ha fatto un errore questo è stato lasciare in campo Thornton e Travis Diener, oggi più cotti del solito, al posto di Becirovic e Devecchi. Ma è una constatazione all'acqua di rose, perché non si può rimproverare niente alla Dinamo, Meo compreso. La Dinamo ha anche avuto il tiro del pareggio, per due volte in 5", e anche stavolta non è entrata. Pazienza. Fuori i tiri della vittoria in Gara 3 e 4, fuori quelli del pareggio in Gara 6. E' anche vero che la squadra di Meo ha avuto percentuali ben al di sotto dei suoi standard, e in alcuni frangenti la difesa sassarese ha fatto acqua, ma onestamente non si può chiedere la perfezione a un gruppo che con la sua "leggerezza" (così dicono i cronisti RAI) ha completato la stagione arrivando a soli 2 punti dalla capolista.

La Dinamo torna a casa conscia di aver fatto di tutto (e ripeto: lecitamente) per far terminare la serie in anticipo. Adesso si torna a Sassari, dove Trinchieri e compagni arriveranno urlando ai quattro venti che hanno paura della guerra termonucleare globale, del pubblico di Sassari (che prima degli sputi, dei gavettoni e degli insulti ricevuti a Cantù dalla Dinamo in Gara 3 e 4 li aveva accolti tranquillamente), andranno a nascondersi nuovamente ad Alghero e poi scenderanno in campo col regalone del 3-3, che da' loro inerzia e forse anche fiducia.

Che terna avremo martedì? Chi manderà la Lega dopo la pessima figura degli arbitri di stasera? 

Certo, i 3 in arancione hanno di sicuro avuto paura della loro incolumità (in TV nei momenti caldi del fischio capovolto si sono visti anche i poliziotti ai bordi del campo), ma questo non attutisce la rabbia, ma forse soprattutto non attutisce la delusione di aver visto una manifestazione sportiva iniziare come "partita di pallacanestro" e poi terminare in "incivile mattanza sul campo e sugli spalti". Ho anche letto che uno dei nostri dirigenti sarebbe stato ferito (notizia da confermare) da una monetina scagliata.

Chi si accosta al basket con sano entusiamo, chi si accosta a questo sport con lo spirito di De Coubertin, oggi piange nel cuore. A Cantù lo spirito decoubertiniano dello sport non esiste.

Firmo queste righe con nome e cognome, sicuro che ci saranno tante persone a pensarla come me, e anche altrettanti "serbi della Brianza" cui verrà il sangue agli occhi. Saluti.

Luca Petretto (che martedì sarà, come fa da quasi 40 anni, al suo posto in tribuna, a credere che lo sport esiste, e che la Pallacanestro è una bella cosa, quasi dappertutto), ferito.
 
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Ho volutamente condiviso il video del celebre film di Francis Ford Coppola, Apocalypse Now, 1979, perchè oggi vedendo la partita in TV mi è sembrato di vedere delle scene paradossali. Nel film premiato con la Palma d'oro a Cannes, in una celeberrima scena, il tenente colonnello Kilgore costringe i suoi uomini a praticare il surf, convinto che un attacco aereo sulla posizione del mortaio con impiego di napalm, possa rendere totalmente sicura la zona e infatti, operato il bombardamento da una squadriglia di cacciabombardierei F-5, l'alto ufficiale esulta con Willard, dicendo:
« Mi piace l'odore del napalm al mattino… ».
Schizofrenia allo stato puro ! 

Ecco, a Cantù pare, sottolineo pare, che fosse in corso una partita di basket dei celeberrimi play off italiani, che vedeva (udite udite) soccombere la squadra della preziosa cittadina dei mobiletti ormai soppiantati da Ikea e dagli industriali del legno europeo. A un certo momento è successo un fatto incredibile, che doveva rappresentare un'onta terrificante per questi simpatici signori che allungano le vocali e mettono l'articolo determinativo davanti ai nomi di persona: la nostra Dinamo stava vincendo e dominando il terzo tempino: 61-70 al 32'. 
A quel punto proprio come Ten.Col. Kilgore si sono messi a fare surf in un campo di battaglia; siccome il basket è la guerra del terzo millennio e uno come Sani Becirovic ad esempio è forgiato nel DNA per combattere in ogni situazione (infatti è sloveno), qualcuno con la spiccata intelligenza degna di un primate ha pensato bene di organizzare una bella cagnara sul più bello. Stai perdendo? Ma è semplice, basta buttare birra in campo e soprattutto basta mandare due ragazzini muniti di stracci della larghezza di un tovagliolo kleenex, cose che si vedono nei derby di serie C tipo Olmedo-Panda Monserrato. Gli scopettoni sono comparsi solo più tardi, li avevano in cantina nel loro "garage" ma li hanno tirati fuori dopo dieci minuti per perder tempo. E' solo un puro caso che ci hanno fatto perdere il ritmo partita. L'arbitro non ti piace nelle sue decisioni ? Ma è semplice, minaccialo! Avete per caso visto qualcuno entrare d'autorità in quella curva e dire loro perentoriamente di piantarla ? Manco per niente, la signora Cremascoli era lì impettita che guardava il tutto come se fosse a fare la spesa al mercato con sciura Rosina, nel frattempo un dirigente forse disperato andava dagli ultras a dire che così potevano sospendere la partita (0-20 a tavolino, pare che così reciti il regolamento Federale), in campo tiravano un bastone in plastica a Becirovic e un nostro dirigente si prendeva una monetina sulla testa. Niente di tutto questo, c'era la guerra-una cosa maledettamente seria- e qualcuno surfava, noi dotati di equilibrio mentale non possiamo capirli; del resto dopo l'inversione del fallo su Drew Gordon, che enorme e ben piantato sulle gambe è cascato forse da solo (!), dopo che Aradori ha ripreso il vizio di tuffarsi fuori stagione balneare, ancora dopo che Brian Sacchetti si è preso un ceffone "di gioco" dal suddetto giocatore, dopo tutto questo insomma, alcuni primitivi del tifo hanno continuato a prendere in giro e minacciare gli arbitri/casalinghi. Fantastico ! Non oso pensare a cosa sarebbe accaduto se per caso il tiro di Drake fosse entrato (al secondo tentativo, il primo era di Brian-Polifemo, mezzo accecato dalle botte) o se non avessimo errato miseramente qualche libero che sarebbe stato sufficiente per passare alla Plaza de Toros de Cucciago. A quest'ora la Dinamo sarebbe ancora rinchiusa negli spogliatoi con il premiato pubblico lumbard assiepato all'esterno per lavare l'onta col sangue .

Olè. Fifa e arena. Gli arbitri sono stati capitani coraggiosi e nonostante le scene da tragedia greca del team canturino, in primis l'uomo bellissimo con la cravatta rosa shocking che protestava per tutto , sono riusciti a fischiare alla squadra di casa due tecnici e un antisportivo. Ce n'erano a decine, picchiavano come ossessi ma non se sono accorti. No problem. Oggi abbiamo capito che anche nel basket in Italia vale la legge della giungla, chi è più forte urla, strepita, picchia e si fa valere, e crede di vincere sempre così. Perchè "io so' io e voi non siete un cazzo" (cit. A. Sordi).

Martedì 21 c'è Gara-7. Si sarebbe potuto chiudere molto prima, ed ora è richiesto un grosso sforzo da parte di tutti noi, per cacciare definitivamente fuori dai play off questi cari signori, che mettono le penne nelle Coppe dei Campioni invece che in un altro posto molto più stretto e trafficato in certi momenti "topici" della giornata. Ai ragazzi della Dinamo personalmente non ho da dire nulla, sono stati grandi come sempre a giocare in quel clima infame, incivile, e se qualcuno non ha brillato vuol dire che era stanco, oppure innervosito dalle troppe botte ricevute e dagli insulti presi in tre interminabili partite.

Sono scontento per tutto questo ma sono sicuro che noi, la prossima volta, faremo bene, e che non dovremo tornare lassù dove il più bello sport del mondo viene vilipeso spesso e volentieri.
SoloDinamo





sabato 18 maggio 2013

Post gara 5


videoLa7.it: IL MIGLIOR PLAYMAKER DELLA LEGA A DI BASKET 
E allora amici, ancora distrutti dalla stanchezza? Io non nascondo il (anzi vado fiero del) mio mal di gola... Ieri i ragazzi avevano bisogno di tutto il nostro sostegno e il pubblico, dal Commando al Settore D, fino ai numerati, non si è certo tirato indietro. Non è mancato niente: tanto colore, tanti ruggiti e alla fine è stata una festa.

Vi consiglio vivamente di guardare questo video che racconta in 8 minuti come vengono organizzate coreografie e colori nel Settore D. L'originale è stato uppato da http://vimeo.com/arimvideo:

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Il secondo video invece è un collage fatto da me, con alcune azioni di Gara 5 e una colonna sonora Rock, spero vi piaccia:

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Che dire ancora di ieri? Ho apprezzato molto alcune novità proposte da Meo, su tutte il far aprire molto la squadra per rendere difficili i raddoppi su chi attaccava il canestro, e quindi facilitare sia le conclusioni in appoggio al canestro che gli scarichi sull'arco. Cantù, che in questa serie ha scelto di coprire più l'arco che l'area - dove si è affidata molto alla potenza straripante di Alex Tyus, si è  allargata molto e di conseguenza ha concesso qualcosa di più ai nostri incursori. Altra novità di Meo: una zona molto più mobile, che ha ruotato partendo da 2-3 e ha coperto bene gli scarichi: ciò ha costretto Cantù a prendere molti tiri in evidente difficoltà, con le percentuali che poi si son viste.

A coda di questa esaltante partita che ha portato la Dinamo a condurre sul 3-2 nella serie, abbiamo letto tante brutte cose sparse per i social network. Non le riportiamo, però voglio sottolineare che dopo aver preso sputi, insulti e gavettoni di birra e acqua beh... lamentarsene non è un reato. Chiediamo scusa se siamo solo al terzo anno in serie A, non si è capito perché siccome la Dinamo non ha una storia vecchia ad alti livelli e non ha un un blasone dorato, non si abbia diritto di fare o dire alcunché.


Un bel primo piano di Tony Easley

Mi hanno colpito particolarmente alcune parole di coach Trinchieri, che condivido assolutamente. Il coach lombardo ha detto che neanche nella NBA si gioca ogni due giorni durante i playoff. E' vero, verissimo. A volte i giocatori hanno due - e non uno solo - giorni di pausa. La Legabasket quando ha deciso di far giocare sin dal primo turno 7 partite non ha pensato che poteva allungare appena i tempi di riposo. Faccio un esempio, che è anche una proposta. Oggi si gioca così: ogni 48 ore, sempre. Bene, dato che i giocatori non sono robot, e quindi rischiano brutti infortuni se spremuti così tanto, sarebbe il caso di allungare appena, facendo per esempio così: mettere due giorni di riposo fra Gara 2 e Gara 3 e fra Gara 4 a Gara 5 (ci sono infatti i viaggi di spostamento), poi ancora due giorni almeno fra Gara 6 e Gara 7. Cosa costa farlo? Credo niente: è solo una questione di buonsenso.

Voi che ne pensate?