martedì 9 aprile 2013

Storie dinamiste #1

Banca Popolare di Sassari - 1988-'89

Chi vuole raccontare la sua piccola storia con la Polisportiva Dinamo 1960, come è iniziata e come si è evoluta? La prima che si è fatta avanti è Eleonora. Grazie!
Queste sono le sue parole. Quella passione inestinguibile che viene tramandata da decenni di padre in figlio/a, fino ai nipoti. Solo chi ha "vissuto" quelle poltroncine rosse lassù in alto in settore "A" o "B" sa di cosa stiamo parlando. E' un fuoco indimenticabile quasi come quello della nota canzone.
Non aggiungo altro, personalmente mi sono commosso....buona lettura ! 
*
Non ricordo perfettamente la prima volta che ho messo piede al Palazzetto, devo essere sincera. Credo di aver avuto 5 o 6 anni al massimo e quindi era più o meno il 1987, ed eravamo in B1. Ricordo però benissimo il mio primo allenamento, in via De Carolis se non erro, quando in prima elementare dissi a babbo "Io voglio fare basket, come Eleonora (la mia compagnetta di banco)". La palla era enorme, la palestra era enorme e io invece ero davvero piccolissima, una delle poche bambine in mezzo a tanti maschietti, ma da subito fu amore a prima vista per quella palla a spicchi.

E' così che iniziò la mia avventura con il basket e, di conseguenza, con la Dinamo. Due anni dopo, nel 1989, salimmo in A2 e iniziò lo spettacolo vero, con i primi americani (e chi li aveva mai visti?!) e il Palazzetto pieno. Ricordo che scelsi il numero 7 per la mia maglia, perché ero follemente innamorata di Fulvio Mazzitelli, e quando arrivò il mitico Federico Casarin, capii che la mia scelta non era stata per niente sbagliata! Al tempo la Dinamo era ancora bianco-verde e quindi vi lascio immaginare la gioia di 20 piccole bambine che avevano gli stessi colori sulla maglia (giocavo nella Virtus) e si sentivano un po' l'altra faccia della medaglia di quella meravigliosa squadra.
 
Floyd Allen vs TeoremaTour Arese  - 1989
Un giorno, poi, vidi giocare Floyd Allen e mi sembrò di aver aperto il mio album di figurine dell'NBA e di aver visto saltare fuori uno di loro, uno di quei campioni americani che vedevi solo in tv (o forse solo in videocassetta!), una sensazione stranissima per me, mi pareva di stare in un sogno. Ma non erano solo gli americani a farmi sognare: erano le stagioni di Emanuele Rotondo, orgoglio tutto sassarese, persona squisita che rispose persino ad una mia letterina di piccola tifosa. Ricordo un pomeriggio passato con la mia amica Anna Rita a preparagli uno striscione: avevamo un lenzuolo gigante (gigante per noi al tempo, poi magari era piccolino in realtà!) e dei pennarelli o delle tempere verdi; "Cosa scriviamo? No, questo no... uff, forse questo sì... boh", "Lo leggerà mai?", "Chissà se lo vedrà da laggiù"... Bene, dopo ore di consultazioni demmo vita ad uno striscione bellissimo, e originalissimo: "EMANUELE SEI GRANDE". Contentissime, noi.
Ceccarini e Vinicio Mossali al "Ruscello" - 1988
La domenica per noi iniziava sempre prestissimo e, anzi, tutta la settimana bisognava trovare un po' di tempo per un'attività importantissima in vista delle partite: la raccolta dei giornali! Sì perché, dovete sapere, al tempo ci si riuniva la domenica mattina a casa mia e si iniziavano a ritagliare tutti i fogli di giornale in piccoli pezzettini quadrati; ognuno ne portava via una busta piena, con la promessa di riportarla al Palazzetto la sera. Erano i famosi CORIANDOLI. La gente entrava sugli spalti con queste buste giganti (sempre giganti per me, ovviamente. Chissà perché i miei ricordi della Dinamo mi fanno sentire così piccola!) e al momento opportuno tutto il pubblico li lanciava, a manciate, sopra-sotto-a-destra-a-sinistra. Uno spettacolo, credetemi. Che certo non si può paragonare alle coreografie di oggi, ma per noi era davvero il non plus ultra, ci sentivamo realmente immersi in un'atmosfera magica, da N.B.A.


Nel frattempo ero cresciuta un po' e iniziavo ad "andare alla Dinamo" con le mie compagnette di squadra, in settore D, in alto in alto, nelle ultimissime file, per stare lontane dai genitori (ahimé, l'adolescenza!), dietro gli ultras con tamburi e megafoni, per goderci tra noi i nostri beniamini. Ho poi avuto la fortuna di essere allenata per tanti anni da Giampaolo Doro, che ogni tanto riusciva a portarci qualche giocatore al C.O.N.I. (la palestra in cui tutti quelli della mia generazione hanno sudato, sofferto e gioito) per una mezz'oretta di allenamento, qualche foto, un autografo. Ricordo bene Lino Lardo e Mauro Bonino, altissimi e simpaticissimi.
Fede Casarin vs Cagiva Varese - 1993

Nel 2000 son partita per studiare a Perugia e al tempo internet era una cosa rara... non potevo far altro che farmi raccontare al telefono le partite e i risultati, per poi tornare nel "mio" Palazzetto ogni volta che rientravo in Sardegna (poche, a dire il vero, perché non c'era neanche la continuità territoriale). Nei 2 anni passati a Roma, invece, mi comprai un decoder (lì ancora non c'era il digitale terrestre) e feci appassionare al sogno Dinamo tanti miei amici calabresi, napoletani, pugliesi.
Dinamo 1992-1993
Il resto è storia recente: tornata a Sassari nel 2009, la prima cosa che feci fu re-impossessarmi del mio abbonamento: posti non numerati in settore D, file davanti ai cancelli da 3 o 4 ore prima, corse forsennate per accapparrarmi la mia quarta o quinta fila al massimo, litigi con chi non permetteva di lasciare il posto neanche per andare in bagno, gioia, lacrime, salti, voce che va via, promozione in Lega A, prima mia trasferta a Milano dove vinciamo gara 1 dei playoff con un magico Pinton, la Dinamo che batte Siena, la Dinamo che arriva sesta, la Dinamo che arriva quarta... la Dinamo, la Dinamo, la Dinamo. E boh. 
Chi, come me, ha passato gli ultimi 25 anni a sognare, sa di cosa parlo. Eleonora Cresci
fonte: Superbasket 
la Dinamo entra in campo al Forum di Assago vs Milano

Marcelus Kemp abbatte Veroli a Frosinone. 

James White schiaccia contro Montegranaro. 

O. Hunter vs VL Pesaro
Manuel sbanca Bologna il 22.5.2012

2 commenti:

ilbattelloebbro ha detto...

fossi un giocatore o un dirigente della dinamo sarei orgoglioso di leggere queste parole, questo racconto di una sana e pulsante passione... oltre alla qualità dei giocatori e a ciò che si vede in campo, una squadra è fatta anche da queste persone, da queste storie che sono la base, l'ossatura della creatura dinamo... bene.

SoloDinamo ha detto...

ti ringrazio...i dirigenti sanno del "fattore" costituito da un pubblico innamorato della squadra e anche della società .
basta pensare che nella Club House ci sono cimeli, foto, targhe ecc. a dimostrazione dell'importanza che si da al valore storico della passione-Dinamo.
grazie di nuovo !