lunedì 4 giugno 2012

la mia Dinamo: rabbia & stile !



Eccoci. Alle 20:30 esatte di sabato 2 giugno, dopo l'ultimo abbraccio della Dinamo ai suoi tifosi, il palazzetto dello sport di Sassari era totalmente vuoto. "Lights out tonight". Ma quante emozioni e quanto tifo venerdì, solo 24 ore prima. Una settimana da ricordare, iniziata con le file in sede per l'acquisto dei biglietti, con i mille discorsi e i mille pronostici, continuata con la dirette Raisport da Siena di gara1 e gara2, culminata in quell'incredibile abbraccio della folla ad una squadra che, perdente nella serie per 0-3, ha concluso mai doma e a braccia alzate la sua avventura play-off. Forse l'unico caso al mondo di una squadra sconfitta ma vincente, praticamente acclamata dal suo pubblico. Tutto vero.
GARA 3 - che cosa si può dire che non è stato già scritto...intanto quel giorno c'era gente da tutta la Sardegna, una testimonianza di affetto vista raramente qui a Sassari. Noi siamo la Sardegna, c'era gente dal più sperduto paese dell'interno o dall'hinterland cagliaritano. Un tifo identitario, come pochi se ne vedono in giro. Ecco come siamo fatti noi sardi! Procuri due biglietti ad amici che si fanno 450 km (andata e ritorno, badate bene, non su una comoda autostrada ma sua una specie di strada statale rabberciata), e questi arrivano con un vassoio di dolci, "divorati" in settore D nell'intervallo lungo. Perchè noi siamo fatti così, l'ospitalità è la prima cosa, a Sassari, in Gallura come nel Campidano; quindi chi viene da fuori non si meravigli se sconosciuti ti offriranno un dolce, un bicchiere di vino forte o una Ichnusa fresca. Siamo tutti sardi. 
ESPERANDO LA ULTIMA OLAE lì dentro il grido è stato unico "Forza Dinamo per sempre fino alla vittoria", fino alle lacrime trattenute a stento da Travis Diener, che ha ripercorso i fasti del suo College, fino all'emozione grande di Brian, che ci lancia idealmente il cuore in gradinata, fino al Commando che acclama e fa volare in alto il presidente, fino a Citrini che - stavolta con un velo di tristezza negli occhi - viene da noi e ci chiede l'ultima "ola" della stagione. L'unico coach springsteeniano della storia della Dinamo. 
La Dinamo ha surfato forte sulle ali dell'entusiasmo, si sapeva che non sarebbe stato come in gara1 e gara2, la Dinamo voleva chiudere bene davanti al suo popolo. E così è stato almeno per qualche minuto. Il dramma vero è che la Mens Sana Siena è una squadra capace di operare break devastanti di 15-10 punti nella prima o nella seconda frazione, scavando solchi incolmabili. Così è avvenuto anche in gara3, se è vero che all'inizio del secondo tempino eravamo sotto di 16 e rientrare contro quella Siena significa fare le fatiche di Sisifo. Insomma, ipotecano prima le partite; ma a metà dell'ultimo quarto c'è stato un lampo, Easley ha iniziato a schiacciare e Hosley non ha mollato, difendendo sempre. -9 diceva il tabellone, e così siamo risaliti da un parziale assurdo, ma guardando le facce cariche di passione di chi era in gradinata posso dire che si, ci abbiamo creduto in tanti, in quell'ipotetico finale punto a punto. Noi tutti in piedi a far "ballare le gambe" della pluri-scudettata Siena.
RABBIA & STILE - la rabbia di 5000 matti assatanati, mezzo lividi per i torti arbitrali, veri o presunti, rabbia tanto forte da spingere le giacchette grigie a qualche verifica di instant-replay. Cosa accaduta poche volte prima d'ora, e in tutti i casi mai a favore della Dinamo. Perlomeno abbiamo una certezza: ora ci rispettano. 
Lo stile è quello di chi applaude Kaukenas che cade male sotto canestro, lo stile è quello di Meo Sacchetti che va ad accertarsi delle sue condizioni (lui che ci ha rimesso un ginocchio e l'intera carriera per un brutto infortunio), lo stile è quello del Siena che gusta i crostacei nella nostra club house. La (giusta)rabbia è quella della giornalista che chiede a Pianigiani cosa aveva da dire mentre conferiva con gli arbitri, come fa da sempre in partita, lo stile è quello del coach senese che giura "figuriamoci, non riuscivo manco a parlare con il mio assistente, in tutto quel casino!". E' stato il total caos che volevo. Voglio sempre vedere così il mio pubblico.  
Negli ultimi fuochi di gara3 son saltati fuori il maggiore cinismo e la freddezza  - benzina essenziale nel basket dalle under 14 fino alla serie A - di McCalebb e Kaukenas, e tutto il resto è un finale ormai noto. Forse auspicato da qualcuno, visti i valori in campo, ma la storia bellissima del campionato targato Dinamo a quell'ora era già consegnata agli annali. Un squadra da incorniciare, un gruppo come pochi, un'officina di matti incurabili. Non ce n'era più, per noi, ma ci abbiamo creduto e abbiamo lottato, questo è l'importante e chi preconizzava prima di gara3 un garbage-time si è sbagliato di grosso. 
L'EPILOGO - un mare di applausi e un po' di tristezza, pensando che forse alcuni andranno via. I cugini del Wisconsin. Comunico questa sensazione ai vicini di posto, quanti americani abbiamo visto andare via in tanti anni ? Anzi no, previsione errata, mi smentiscono nel breve giro di 20 ore, conferenza stampa ed annuncio che i magnifici cugini restano in maglia Dinamo fino al 2013. E resta pure Brian, il metallaro, il ragazzo in eterna lotta col suo papà. Proprio come in Father&Son di Cat Stevens: 
"I was once like you are now
and I know that it’s not easy
to be calm when you’ve found something going on
but take your time, think a lot
why, think of everything you’ve got
for you will still be here tomorrow
but your dreams may not". (father)

(nota) I primi anni coach Meo si scherniva, non si sbilanciava col pubblico "da pallavolo", e poi certe critiche avevano un po' lasciato il segno. Dice la storia che nel maggio 2010, al termine di gara5 contro Casale, quella che ci consegnò la finale contro Veroli "and one-way ticket to the Promised Land", ancora tesissimo per la partita (risolta da San Marcelus) non volle vedere nessuno e disse solo: "vado a bermi una bottiglia di Veuve-Clicquot a Balai". Dovete sapere che la spiaggia portotorrese è un luogo mitico per la Polisportiva, simbolico, quasi quanto Platamona per Jiri Hubalek o Stintino per Vanuzzo & Devecchi. Me ne vado e mi guardo il mare da solo; questa cosa mi ha sempre colpito, il coach abbastanza incompreso dalla tifoseria (ma qualcuno poi gli ha chiesto scusa...) che festeggia da solo. Se poi il fatto non è vero, smentitemi, ma le mie fonti sono più che attendibili ;-) E un bel giorno Meo si è fatto fotografare con le giocatrici del Balai Basket (ha fatto bene; ma perché non l'ha fatto anche con le giocatrici del nostro Sant'Orsola? OK Non è importante). 
POST-FAZIONE - quello che è successo la notte di venerdì dentro e tutto intorno al palazzetto, è difficile da raccontare e lo sanno solo quelli che erano in quella bolgia inumana. Una cosa da sconsigliare a chi soffre da agorafobia. Una festa incredibile, folle e commovente, gli eroi biancoblù assediati, acclamati ed esaltati, come avvenne nel 1989, nel 1992, nel 2003 ai tempi di Manuel Carrizo e Rotondo, nel 2010 ai tempi di Re Jason. Chi voleva una foto, chi reclamava un autografo, chi si portava via una scarpa, un calzino o la borraccia di Stonerook; un anziano tifoso che si faceva firmare la maglia da Nika Metreveli e Zuppetta che firmava la maglia dell'anziano tifoso. Si è visto di tutto e di più, bastavano gli sguardi accesi, vivi, non c'era bisogno neppure di parlare, a volte ci sono stati solo sorrisi tra persone accomunate da una fede, quelli di sempre. Gioie e sofferenze sempre per il bene della Dinamo. Gli stessi 300 che erano alla Bunker ai primi di giugno 2010 quando il titolo sportivo stava inesorabilmente prendendo la strada di Bologna. Gli stessi che ritrovo nel mio settore "D", inchiodati da sempre su scomode poltroncine rosse. Gente dal cuore grande.
Poiché il sogno doveva continuare, in poche ore si è deciso che non si poteva chiudere lì: e alle 19,30 di sabato sera, 1000 persone autoconvocate con semplici "tweet" si sono ritrovate nel sacro tempio del dinamismo. Lì abbiamo visto che "loro" sono ragazzi comuni, ragazzi veri: Travis & Drake con i loro strani abbinamenti di colori (tipicamente americani, il popolo più malvestito della terra!), Easley che caracollava sul parquet con un'andatura che piacerebbe a Spike Lee, con berrettino NFL di ordinanza e occhiali da vista stile Malcom X; Quinton che sghignazzava insieme a Easley nel vedere le prodezze nel tiro da centrocampo di tutti quei dirigenti (per lui) bassissimi, fino a quando non ci ha battuto tutti e ha messo la bomba vittoriosa.
E chi c'era lì ha finalmente saputo che è proprio vero, la squadra "è un manicomio aperto al pubblico", felice definizione coniata su questo blog (c) tanto che dall'anno prossimo ci potrebbe essere nello staff uno specialista in psichiatria. Meo ci scherzava, ma non più di tanto. E tenere in piedi tutto quel "circo" di tipi strani (i corsari, io li chiamo così), che tra una vittoria e l'altra hanno sferrato calci ai tabelloni, palloni agli arbitri, improperi assurdi ai poveri coach, scagliato noci di cocco in tranquille cene a ristorante, non deve essere stato mica facile. "Big" Meo è stato grande anche in questo.
Al termine, ho avuto il mio piccolo premio, cioè l'accesso per 5 minuti nell'antro incantato del Palazzetto: lo spogliatoio, il regno di Simone "drago" Unali. In loco li ho visti nella loro semplicità, a noi che sembrano semi-dei in campo con la maglietta biancoblù, nel mettere una tripla buzzer-beater o fare una stoppata. Si sono fatti l'ultima birretta fresca, prima del "rompete le righe". Tutto rigorosamente documentato con tanto di autografi. Trincano che è un piacere, ma un attimo prima Quinton ha offerto un sigarillo (messicano?) a tutti. Speriamo che il taciturno di Harlem ci faccia vedere qualche foto del suo prossimo matrimonio.
Poi ancora bolgia, autografi, foto, risate con Easley e ultimi fuochi. 
Arrivederci a settembre, cari ragazzi, e arrivederci anche a chi -in direzione ostinata e contraria- si è sciroppato tutto questo blog !
Alè Dinamo ! 
Sempre, con rabbia & stile. 

Ress addenta un gambero, nella Club House Dinamo

Siena ci applaude a braccia alzate !

una bandiera per la Dinamo più americana di sempre

Plisnic dialoga sui metodi di cottura del porcetto sardo con un 
supertifoso ogliastrino (Santa Maria Navarrese!)

Travis è finalmente pronto per HAPPY DAYS_reloaded

i berrettini di Tony Easley sono in buone mani...
le ultime birrette dei "nostri": goodbye !

2 commenti:

Skywalkerboh ha detto...

FANTASTICO!!!!!!!!!!!!!!

SoloDinamo ha detto...

Grazieeeeee !!!
:)
per piacere mandami la foto del tuo biglietto di Trieste, che tra un po' partiamo! Presto, che è tardi !
;-)