giovedì 19 gennaio 2012

DUE ANNI



Oggi questo blog compie due anni.
Il miglior modo per festeggiare "l'evento" è quello di dare la parola a Giuseppe Aricò, uno dei primissimi giocatori della Dinamo (nonchè uno dei primi marcatori in una partita ufficiale, infatti segnò 8 punti nel primo campionato regionale disputato dalla nostra squadra). Vive a Torino da molti anni, ma si sente sardo da sempre; sono riuscito a contattarlo attraverso internet. Le parole che seguono sono le sue e trasmettono sensazioni uniche, le stesse che si provano indossando o tifando i mitici colori biancoblù, in tutti coloro che hanno l'onore di lottare per questo glorioso club cestistico.
Grazie di cuore a Luca per tutto ciò che ha fatto in questo blog e grazie a voi per le oltre 28.000 visite in due anni (escluse dal computo quelle dei moderatori).
La parola a Pino. Non aggiungo altro: emozione pura !

"Nel mio girovagare sul forum Gente di Sardegna non avevo mai notato questo post, aperto dai magnifici sostenitori della Dinamo.
Credo che mai una squadra abbia finito per identificarsi con la Sardegna sportiva – forse è accaduto per il Cagliari dello scudetto – come accade oggi per la Dinamo.
L’affetto e la passione che la circonda è qualcosa di miracoloso.
Dopo questa premessa, vi racconto una storia vecchia di cinquant’anni.
Siamo nel 1959 (scusate qualche eventuale imprecisione, ma scrivo d’impulso seguendo il filo dei ricordi), frequentavo l’Istituto tecnico per ragionieri e passavo molto tempo ai giardini pubblici dove ci si ritrovava con quelli degli Istituti vicini (Azuni, geometri, Liceo scientifico e magistrali).
Io ero arrivato a Sassari da poco tempo, venivo da quattro anni a Pavia e uno a Messina.
Avevo iniziato a calcare i campi di Basket a Pavia, nelle giovanili del glorioso Pavia Necchi. In verità le giovanili consistevano in una sola squadra, quella Juniores, così che disputai tre campionati con compagni più vecchi di due o tre anni.
Di quegli anni ricordo i derby con la Borletti di Milano – in seguito divenuta Simmenthal – nel piccolo palazzo dello sport di via Porta.
Ho visto giocare gente come Stefanini e Romanutti (al loro ultimo anno di attività) e poi ancora Gamba, Pagani, Volpato e ancora Gianfranco Pieri e Riminucci. Giocatori che restano un vero mito nella storia del Basket italiano.
Da Pavia ci trasferiamo a Messina ( ultimo anno da Juniores nella Libertas Messina ) e dopo solo un anno il trasferimento in Sardegna, a Sassari, dove arriviamo nel cinquantanove (Catania – Fertilia a bordo di un grosso DC-10 a elica, battesimo del volo per me, mia madre, due fratelli e una sorella).
Lascio da parte il discorso sull’impatto fortissimo con una terra, una città, profondamente diversi dai luoghi dove avevo vissuto prima.
Il mio primo pensiero fu di mettermi in contatto con l’unica squadra di Sassari, la Torres di Ninni Polano (in verità c’era ancora la Turritana allenata da Pulina che aveva raccolto alcuni giocatori della disciolta Pallacanestro Savoia). Nella palestra dell’Acquedotto feci la conoscenza di Memmo Preti, Peppino Tatti, i fratelli Mazzanti, Valerio e Adriano, Silvio Angius e altri di cui ora mi sfugge il nome.
Così vestii la gloriosa maglia Rosso – Blu. 
Era il sessanta quando un amico, Oreste Giordo, buon giocatore della Torres, mi invitò a fare due tiri assieme a dei ragazzi dell’Azuni che si ritrovavano al campetto esterno delle scuole elementari di San Giuseppe. Quello fu il primo incontro con un gruppo di liceali infettati dal virus del Basket.
C’erano Giovanni Pilo, capo carismatico del gruppo, Piero Baraccani, il cugino Bruno Sartori e ancora Uccio Virdis, Graziano Bertrand, Antonello Manca, Roberto Centi, il più alto del gruppo quindi pivot indiscusso, Rosario Cecaro e Paolo Maninchedda, vittime predestinata degli strali di Barracani.
Insomma, dopo qualche incontro mi chiesero di fare da allenatore di questo gruppo più simile ad un’armata Brancaleone che ad una vera e propria squadra ! Accettai di slancio con la tipica incoscienza dei giovani. Intanto si era costituita la Polisportiva Dinamo Sassari e si pose l’esigenza di chiedere l’affiliazione alla Federazione.
E quì sorge il primo grande ed apparentemente insuperabile problema: la federazione chiese di cambiare il nome poiché Dinamo si chiamavano diverse squadre dei paesi oltre cortina e quindi di chiara origine comunista!
Piero Barracani non volle sentire ragioni, Dinamo si chiamava e Dinamo doveva restare ! Qui apro una parentesi. Flaminio Mancaleoni, nel suo bel libro "Da San Giuseppe al Paradiso", ricorda questo fatto giustificando la scelta del nome come derivazione dal greco e non una questione politica. Ma io posso garantirvi che Barracani ed il cugino, da buoni romagnoli, erano comunisti sfegatati !
Insomma, la Dinamo rischiò di non vedere la luce – se non con altro nome – per il diniego della federazione !
Toccò a mio padre, allora Consigliere nazionale della Federazione, intervenire “rassicurando” lo stesso Presidente che allora mi pare fosse ancora il Comm. Mairano. Così la Polisportiva Dinamo potè entrare a far parte della Fip mantenendo il proprio nome !
La squadra (se squadra si poteva chiamare…) fu iscritta al campionato – mi pare fosse la Promozione Regionale – ed io avevo l’incarico di giocatore–allenatore. Lasciai quasi subito il ruolo di allenatore a Valerio Mazzanti mantenendo quello di giocatore, quando arrivarono in forze quelli della Torres che avevano abbandonato Ninni Polano per la Dinamo.
Avevo intanto superato l’esame, ottenendo la qualifica di allenatore regionale, e mi presi cura del vivaio bianco – azzurro. Il primo anno, tra i ragazzi che si avvicinavano per la prima volta al Basket, si fece subito notare un certo Giuseppe Pilo che ben presto divenne il trascinatore della squadra oltre che il miglior giocatore. Il secondo anno nella nuova leva c’era un ragazzo di quasi due metri, Giovanni Losa.
Sia Pilo, poi divenuto medico, che Losa finiranno ben presto in prima squadra così come Mario Manchinu, Giuseppe Cubeddu, Piergiorgio Carmelita e Diana (figlio del mitico Rag. Diana, cardine della società per molti anni). Ancora oggi mi onoro di aver insegnato a questi ragazzi l’ABC della pallacanestro ma anche i valori dello sport e l’orgoglio di appartenere alla Dinamo.
Tanti sono i nomi di quegli anni, provo a ricordare: Giovanni Columbano, Bruno Maiorani, Peppino Tatti, i fratelli Mazzanti, Silvio Angius, giocatore fortissimo tanto da passare all’Olimpia Cagliari, che allora rappresentava l’elite della pallacanestro Sarda.
Potrei scrivere ancora molte pagine rievocando episodi indelebili, come le tante traversate sulle navi d’allora per andare a giocare in Continente (eravamo in serie C); le prime colazioni al Bar attiguo alla Rinascente di Cagliari, quando si mangiava per 20 e si pagava per 10. Sulle navi Tirrenia eravamo controllati a vista per il caos che ogni volta eravamo capaci di scatenare (vero, Columbano ?!)
Nel 1969 lasciai la Dinamo per disputare la promozione regionale con la Libertas Nuoro. Nel 1970 dovetti lasciare la Sardegna per motivi di lavoro ma aver fatto parte di quel gruppo di giovani che hanno posto la prima pietra di quella che oggi è una magnifica realtà, è cosa che mi riempie d’orgoglio.
Ancora oggi conservo il primo referto ufficiale della Dinamo, era un Alghero – Dinamo Sassari, finita con una larga quanto meritata sconfitta! Lo conservo da cinquant’anni e rappresenta tutto l’amore per la Dinamo. Questo foglio di carta giallina mi serve ogni volta che torno a ragionare su cosa sia un oggetto di valore, e mi auguro sempre che la Sardegna non faccia mai sparire la Dinamo mettendoci la stessa cura e lo stesso impegno col quale ho conservato per 50 anni questo foglio di carta.
Ritornando con la mente indietro nel tempo, ricordo:
fra gli assidui frequentatori dei Giardini Pubblici di via Mancini (proprio di fronte all’Azuni) nell’ormai, ahimé, lontanissimo 1959, c’ero anch’io, allora giovane ed esuberante studentello di belle speranze nella Quarta Ginnasio del glorioso Liceo Classico Azuni. Con te [Pino sta dialogando on line con un amico di Sassari, Turritano] ho parlato più di una volta. Ho conosciuto personalmente diverse delle persone da te citate, che sono state fra i pionieri della Dinamo, come: Columbano, Angius, Pilo, Oreste Giordo (col quale sono rimasto in ottimi rapporti e tutt’ora ci vediamo di tanto in tanto), altri li conoscevo di vista, come Giovanni Losa, Diana, ecc. Fra i nomi che tu non hai citato, ricordo un certo Pala e un certo Giuseppe Madau, sassarese ma di “Zente Orgolesa” (mio compagno di classe il primo e fratello di un altro mio compagno di classe il secondo).
Ho trepidato partita dopo partita, anno dopo anno per la nostra Dinamo, quando immaginarla il Serie A era solo un sogno inconfessabile. Eppure la Dinamo è cresciuta, anno dopo anno, mentre il sogno diventava sempre più concreto e, finalmente, adesso si è avverato. Dopo 50 anni!
Sapevo benissimo, io tutt’altro che comunista, la vera motivazione del nome Dinamo, che confesso, avrei preferito cambiarlo, con un nome più aderente al nostro territorio, che ne so … per esempio Turritana, Ichnusa, Shardana … insomma i nomi non mancavano, non avevamo certo bisogno di ispirarci a culture di oltremare, completamente estranee alla nostra realtà. Ma tant’è, Dinamo era e Dinamo è rimasta, e allora, oggi come prima: forza Dinamo!".
Pino Aricò - col pallone tra le mani - e la Dinamo ad Oristano

"Caro Gianni, la foto che hai postato la conosco ... abbastanza !
Allora:
- siamo ad Oristano, (finale regionale Promozione o I Divisione), mi pare in piazza Mannu (comunque di fronte alle carceri di allora). Ad Oristano non c'era un vero e proprio campo di Basket quindi fu la Federazione Regionale a portare i canestri da Cagliari e dipingere il campo prima degli incontri !
E veniamo alla foto:
In piedi, Cecaro, Mazzanti A., Maiorani, Mazzanti V., Centi (unico sul quale non sono sicuro al 100%), Baraccani (Segretario Generale), il dott. Giovanni Pilo ( Primo Presidente della Dinamo, che ci ha lasciati troppo presto!)
1^ Fila: Columbano, Maninchedda, Giuseppe Pilo, Giuseppe Aricò (con le mani sul pallone), Peppino Tatti".
"ciao Gianni. Mi parli di Fortitudo, andando indietro nel tempo ricordo d'aver formato una squadra femminile che usava il campo scoperto di Monte Rosello ed anche la palestra ex G.i.l. (vado a braccio...), ero stato sollecitato dalla dott.ssa Saturnina Tanda (mia cara amica ed oggi Titolare dell'omonima farmacia) per dare vita a questa nuova società che mi pare si chiamasse proprio Fortitudo !!! Ricordo due mitiche giocatrici, Carmela e Maria Teresa. Battemmo la Torres di Mariolino Deidda, anche questa squadra appena formata. 
Caro Gianni, dal '60 all'Ottobre del 1970, difficilmente c'era a Sassari qualcosa che riguardasse il Basket senza che io mi facessi coinvolgere a vario titolo.
Ma anche dopo non ho perso di vista la mitica Dinamo!
Grazie per avermi dato l'occasione di ricordare tante cose preziose, per me.
Un saluto calorosissimo a Te ed un grande "In bocca al lupo" a Tua figlia per la sua carriera cestistica! (sai solo l'anno scorso mi è capitato di sfidare un giovane cestista, ho fatto ancora 35 su 50 nei tiri liberi !)". 

APRILE-MAGGIO 2011
"Ciao Mimì"
"Lo so che non è colpa Tua se non eri con noi a Cremona. Ti sei perso una delle pagine più belle scritte da questa società, che non è più solo una squadra, ma qualcosa di molto più importante. La Dinamo è oggi un sogno per tantissimi Sardi, qualcosa di molto simile a ciò che la gente provava negli anni magnifici del Cagliari di G.Riva. L’anno dello scudetto ero a Cagliari, lavoravo in banca. Gigi veniva sovente, come un cliente qualunque; se c’era da fare la coda, era il primo a mettersi in fila. Quando arrivava ci scappava, istintivamente, un sorriso e sai perché ? Perché era una persona per bene, gentile ed educato, proprio come Te, un vero Signore. Vedi, Mimì, per questo la gente Ti vuole bene; per questo a Cremona erano tutti disorientati, insomma mancavi Tu.
Immagino i moccoli che hai tirato mentre Ti arrivavano notizie in tempo reale della partita! Te l’ho detto prima: è stata una sequela di emozioni che hanno messo a dura prova il sistema cardio– circolatorio di tutti, ma alla fine abbiamo vinto ! Forse hai fatto bene a non venire, hai ormai la Tua età, devi cercare di risparmiarTi certe emozioni.
Ma se Cremona è stato un avvenimento indescrivibile, Milano ha superato ogni immaginazione. Vedere Diener in panchina faceva incazzare tutti. Possibile che per noi Sardi le cose debbano essere sempre complicate ? Tutti aspettavano lo scatto delle “scarpette rosse” la marcia in più che avrebbe lasciato con un palmo di naso questi sardi - testardi, piccoli e pelosi – che stavano rendendo la vita difficile al povero Dan Peterson.
C’erano 7 punti da recuperare a quattro minuti dalla fine (59-66 per Milano), sembravamo spacciati! 
Ma Tu li conosci i ragazzi, non volevano proprio perdere. Prima Hunter e poi White “trascinano” la squadra in parità a 10” dalla fine (69 – 69 ). Pinton conquista un fallo a 4” dal termine e siamo sopra di due. Finale convulso, fallo su Hawkins a 1” dalla fine. Fuori il primo, dentro il secondo: 71 – 70 per Sassari che espugna il Forum di Assago. Delirio dei tifosi isolani al termine della gara. Ho provato a telefonarTi subito ma la risposta era sempre la stessa: l’Utente non è raggiungibile!
Insomma Mimì, non voglio infierire, dopo quasi 50 anni di presenza, prima come giocatore e poi da dirigente, proprio questi momenti dovevi perderTi ? Abbiamo molta strada da fare ancora. Ajo, vedi di essere vicino ai ragazzi perché stanno costruendo l’inimmaginabile, stanno scrivendo una storia bellissima.
Domenica, gara 2 a Milano, e poi gara 3 e gara 4 a Sassari. Ma te lo immagini il palaSerradimigni (curioso, un’altra grande giocatrice Sassarese, anche Lei “non raggiungibile” da troppi anni) senza un solo posto libero ? Dai, vedi di finire bene il Tuo lavoro. Lo sai che in tutto quello che sta succedendo Tu hai la Tua bella fetta di responsabilità ?
C’è un posto in panchina per Te in questi play-off incredibili. Che dici, ce la facciamo a giocare la finale con Siena ? Non voglio pensarci Mimì, ma se Tu non sei con noi tutto mi sembra più difficile.
Dimenticavo, i ragazzi giocano con un nastro nero sulle maglie. Non capisco perché. Qui non mancherà nessuno, al massimo Ti vedremo più silenzioso del solito ma la Tua presenza rassicurante e competente darà alla Dinamo quella marcia in più che oggi ci serve. A noi, alla squadra, ai Mele, alla Sardegna che sogna qualcosa di immenso per dimenticare - anche solo per qualche giorno – l’abbandono e le sofferenze che oggi sta vivendo.
Ciao Mimì, guarda se riesci a procurarmi due biglietti per una famiglia Sarda che vive a Torino. Non sanno nulla di Basket ma vogliono esserci anche loro al palazzetto per respirare l’aria d’una vittoria preziosissima: quella della Dignità dei Sardi che non mollano mai. Ci vediamo al Palazzetto.
Giuseppe Aricò - che, come Te, ha indossato la maglia della Dinamo.
Mimì Anselmi è morto il 13 Maggio 2011, la notizia è arrivata venerdì mattina. La sorte gli ha lasciato come ultima immagine la grande vittoria con il Siena. Come capita spesso nella vita, la gioia immensa di questi giorni deve convivere con un evento luttuoso che lascia tutti sgomenti".
“Salta con noi, Mimì Anselmi...”
racconto di una trasferta a Casale Monferrato
OTTOBRE 2010
"Roberto Centi - La memoria quando si scrive di getto può confondersi - il "mio" primo pivot ! Sai, quei primi mesi di vita della Dinamo sono un ricordo indescrivibile. Ti racconto un altro aneddoto. Durante il campionato di serie C 1965-1966 era in programma Alpan Junior Casale - Dinamo Sassari. Per problemi di bilancio Piero Baraccani ci comunicò che partivano solo 5 giocatori (Adriano Mazzanti, Gianni Columbano, Maiorani, io e - mi pare - Peppino Tatti). L'ordine era di commettere subito 5 falli per far durare la partita il meno possibile e così limitare i danni ! Non ti dico la fatica di quella partita che durò molto più del previsto! Giocavo play mentre il Casale si dispose in pressing a tutto campo. Portare il pallone oltre la metà campo era un'impresa ogni volta. Con loro giocava Marino Zanatta, allora giovanissimo, destinato a giocare in nazionale e divenire un simbolo del basket negli anni '70. Io non volevo saperne di uscire malgrado i continui rimbrotti di Mazzanti e Columbano. Finì con una sconfitta molto pesante. Io non ero abituato a giocare così a lungo in prima squadra, nemmeno una doccia lunghissima riuscì a restituirmi un poco di lucidità.
Ma sai quale fu la cosa più ... divertente? A fine gara mi aspettava la mia ragazza di allora che avevo conosciuto durante il servizio di leva (sempre a Casale Monferrato) e che non vedevo da un paio di mesi. Te la faccio breve: dopo la battaglia sul parquet mi attendeva un altro match... E lì non potevo certo ricorrere al fallo sistematico per interromperla...
Tornai a Sassari in condizioni veramente pietose! Cosa non si faceva per la Dinamo...!
Scusami per questa divagazione, ma la Dinamo è per me una miniera di ricordi inesauribile oltre che un amore che non finirà mai".


"Caro Gianni, ormai passo sempre da qui ogni volta che mi collego. 
Quando il Sogno s'immerge nell'acqua della realtà scocca l'attimo irripetibile della meraviglia. Questo ho provato nel collegarmi ad internet - dopo una giornata particolarmente pesante - e vedere l'inimmaginabile:
Dinamo Sassari 83 - Siena 81.
Automaticamente il pensiero ritorna a quei giorni del 1960, quando Oreste Giordo mi accompagnò al San Giuseppe dove un gruppo di liceali prendeva a "schiaffi" un pallone da basket.
Io allora giocavo nella Torres ma evidentemente nel mio DNA c'era qualcosa che mi accomunava a quei ragazzi.
Fu così che divenni l'allenatore di quel gruppo di ragazzi-amici. E tale rimasi fino all'arrivo del "grande" Valerio Mazzanti, al quale passai il testimone con piacere. I ragazzi nel frattempo avevano tirato diritto nella loro utopia dando alla luce la Polisportiva Dinamo Sassari.
Li ho rivisti da poco, dopo quarant'anni, in occasione di un evento letterario a Sassari. In fondo la vita è questo, sogni e ricordi che, a volte, si materializzano.
Questa sera, appena visto il risultato della partita "impossibile", il mio pensiero è andato a loro. Valerio, Adriano, Bruno Maiorani, Uccio Virdis, il "Mitico" Bruno Sartori e tanti altri che quella sera non c'erano ma ricordo sempre con affetto. 
Uno fra tutti: Giovanni Pilo, primo presidente della Dinamo, che ci ha lasciati troppo presto.
Ora la meraviglia acquista consistenza, e grande diviene la rabbia per non essere stato lì a vivere il "sogno impossibile" assieme agli oltre 4.500 tifosi di questa meravigliosa e inarrivabile squadra di Pallacanestro che sta regalando a Sassari - ma direi alla Sardegna tutta - pagine meravigliose.
Ora un impegno solenne: la Dinamo deve restare a Sassari".
la Dinamo al  campo "Meridda"

la Dinamo in trasferta a Loano (SV)

i Padri fondatori della Dinamo premiati alle F.F. 2010 da Luciano Mele

il documento è tratto dal sito della A.M.S.T. 
Ringrazio Giuseppe Aricò per le preziose testimonianze. Le due foto scattate al campo Meridda e a Loano (SV) sono tratte dal libro "Dinamo -un sogno lungo 50 anni" di Gianluca Derelitto, Sassari, 2009, stampato in proprio. Si ringrazia Andrea Sini per il trafiletto relativo al derby Pol. Dinamo- Torres basket.
Molte delle persone citate da Pino le ritroviamo qui, in una foto d'archivio recuperata nel 2010 dal Comitato per la Dinamo:
Campionato serie B regionale 1963-'64, in piedi Zoagli (all.), Columbano, A. Mazzanti, Cunedda, #8, Sannai, Giuseppe Pilo, Giovanni Pilo (pres.); accosciati: Peppino Tatti, V. Mazzanti, Oggiano. 




8.4.1967, Fiera campionaria di Cagliari (campo neutro), Dinamo batte Formia 53-49 e ritorna dopo un solo anno di "purgatorio" in C nazionale. Si tratta della prima trasferta in assoluto dei tifosi sassaresi (dalla città vennero organizzati due pullman, anzi, due "torpedoni" che percorsero in 4 ore la vecchia S.S. "Carlo Felice"). La cronaca entusiasta del match era del giornalista Rosario Cecaro e il roster biancoazzurro era così composto: Tatti, Oggiano, Putzu, Silvio Angius, Maiorani,  Lepri, Di Simplicio, Pischedda. 

4 commenti:

Skywalkerboh ha detto...

Wow!

Fantastico post, Gianni!

SoloDinamo ha detto...

grazieeee !

sarebbe potuto venire mooolto meglio, se mi avessero

aiutato le persone che leggono , leggono e non scrivono

nulla qui dentro ! Ma vi volete svegliare !!!

Ajò e dateci una mano !

Tra l'altro ho pure scoperto di aver chiamato col nome

sbagliato la giocatrice Lepri, che è la figlia di Marzio

Lepri e giocava nel Sant'Orsola nell'anno 1981...si

chiama Alessandra per la cronaca...

scusa Luca ma dev'essere l'effetto dell' anestesia e dei

troppi farmaci ! uauaua :-)

andrea ha detto...

Questo 'postone' l'avevo letto di corsa, ora l'ho ripassato con calma. Giudizio più approfondito: una figata.

SoloDinamo ha detto...

ehehe grazie Andrea, troppo buono ;-)
E' sempre istruttivo oltre che formativo parlare con quelle persone, per fortuna viventi, che hanno scritto piccole ma preziose pagine della storia della Torres. Parlo di Roberto Centi, Graziano Bertrand e ovviamente di Pino Aricò.
Proprio durante la mostra che voi avete organizzato alla galleria Montserrat, ho parlato con vecchi tifosi rossoblu ed ho avuto la conferma di un fatto: la squadra nobile di basket (sto parlando di anni '60) era la S.E.F. Torres, la Dinamo era piccola piccola e veniva bonariamente presa in giro. Il decollo vero della Pol.Dinamo (e quindi il sorpasso nei confronti dei cugini della S.E.F., come è noto mai stati in C nazionale) avviene solo ai primi anni 70 con A.Ponti e poi con Dino Milia.Il motore di tutto fu il primo sponsor e lo spostamento alla palestra CONI, con l'abbandono del glorioso Meridda.
sabato ho rivisto un "derby" pgs Don Bosco-SEF Torres ed è sempre un piacere vedere come i ragazzi si mettono d'impegno per combattere per la leadership a livello cittadino (ma è pur sempre supremazia).
un saluto !