sabato 12 giugno 2010

“HIC SUNT LEONES”: 2-1 (a un passo dal sogno)

foto di Luigi 30° "the fly man" (ringrazio)




“Una dolce estate maledetta io e Terry diventammo amici Cercando invano di respirare il fuoco in cui eravamo nati Correndo verso la periferia stringendo la fiducia tra i denti Dormendo in quella vecchia casa abbandonata sulla spiaggia distrutti dal caldo E nascondendoci nelle strade secondarie, nascondendoci nelle strade secondarie con un amore così tenace e pieno di sconfitte correndo per sopravvivere di notte per quelle strade secondarie in cui eravamo nati” (da "Backstreets", 1975)

Nel sogno c'è un ragazzino. Vecchie sporche strade e rare auto ormai antiche, a benzina di piombo inquinante, che passano ogni tanto e consentono i giochi di strada. Nel centro di Sassari, i ragazzi giocano in una domenica assolata. Non ci sono internet-playstation-TV color-Nintendo...solo carruzzi di legno e cerbottane di plastica . Passa uno di loro, l'amico simpatico della scuola: "dove vai ?"
Lui risponde con le tre parole magiche "Ajò alla Dinamo".
Si imbocca una via assolata e polverosa e si sale alla Palestra dove tutto questo è nato. La nuova palestra che da poco ha sostituito il campo all'aperto, "Il Meridda", il glorioso campo degli anni ' 60 di cui si dicevano cose leggendarie inenarrabili, sfide all'ultimo punto contro S.E.F. Torres, Formia e Congregazione. E' domenica mattina, si sale e si entra. Una piccola tribunetta dietro il canestro, altre piccolissime tribune (da tre scalini!) più in basso e sotto. I ragazzi su, li becci giù. Lì il ragazzino vede i suoi miti: eroici giovani in tute di raso biancoazzurre, poi diventate giallorosse, poi ancora biancorosse, che volano sotto i canestri. Sfregolio di gomma di para sopra il linoleum, agili giganti che segnano canestri, gli avversari fortissimi, i fischi secchi degli arbitri che fanno eco mille volte nel palestrone. Grida alte dell'allenatore, che allora nessuno chiamava coach, in questo gioco esaltante, fatto di abilità, velocità, intuito e fisicità.
In TV bianco e nero, Ignis e Simmenthal si contendono lo scudetto ! Spettacolo. Lassù in alto a sinistra si fa strada un affetto, che poi diventa amore: l'amore per la Dinamo, per la maglia e per la propria città. L' ammirazione per questo sport esaltante, che il ragazzo-bambino non ha potuto giocare perché non ce la fa: corre, corre, porta palla ma sotto canestro si ferma. Nulla da fare, fiato corto e impossibilità di riportarsi in fretta dall'altra parte del campo ("forse potrai giocare a pallavolo o a calcio, stando in porta o in difesa", così dice il medico che scruta il viso troppo pallido e i valori sanguigni del ragazzo, globuli rossi troppo grandi e troppo numerosi).
Il sogno continua. Passano pochi anni, ci si ritrova in 700 dentro la palestra stipata. I diavoli biancorossi volano da un canestro all'altro, è l'inizio di una storia che si chiama serie B.
Aquile vigili e indomabili sugli spalti sostengono i ragazzi, tutti coetanei e soprattutto sardi come loro, partecipi di un sogno fiabesco. "Dinamo superstar, in serie A noi vogliamo andar!" . Il film va avanti, il sogno è febbrile, si vede un nuovo e lussuoso palazzo dello sport, con due sole tribune, A e B, in alto al centro c'è lui a fianco ad altri ragazzi. Sedie rosse belle comode e ribaltabili. Tamburi striscioni e bandiere, andamento altalenante in campionato. "Tutti in piedi per la Mercury ...tutti in piedi per la Banca di Sassari !" Nel 1984 lo studente entra alle 14:30 in un palazzo incandescente, afa e caldo, poi la vittoria, e lui si butta dentro il parquet per abbracciare i suoi paladini...è serie B di eccellenza, mai più giocheremo in serie C. L'inferno è finito. Ora tante avversarie difficili, Verona, Pistoia, Montecatini, Brindisi, Siena, Arese, Desio...qui la battaglia si fa dura e i 700 sono diventati quasi 3000. Il massimo della capienza di quel palazzo che allora sembrava troppo grande per i nostri sogni.
1989. Un uomo toscano al comando della Dinamo batte i toscani della Conad Siena. Il paradiso, dice qualcuno, e la gloria è lì a due passi, si chiama Coppa Italia contro Milano, perciò il ragazzo vede dal vivo con i suoi occhi i giganti del basket di allora, Meneghin, McAdoo, D'Antoni, Aldi. Una invasione pacifica di giovani dentro gli spogliatoi per strappare un autografo e una stretta di mano. Arrivano nuovi colossi americani in maglia Dinamo: Floyd Allen Tom Sheehey Dallas Comegys Miller Paul Thompson Thomas Anthony Frederick Haynes George Banks Tony Farmer...e molti altri. Comunitari straordinari bevitori di birra come Dan Callahan. Battaglie inenarrabili, dolore per una retrocessione con ben 26 punti e l'araba fenice che risorge dalle sue ceneri, con lo stesso nome mitico: Polisportiva Dinamo Sassari. Poi ancora polvere e delusione, 3 anni di purgatorio da cui 5000 anime impavide tirano fuori la propria squadra, con le unghie e con i denti, fino alla gloria attuale.
BACK TO THE FUTURE. Il ragazzo è diventato grande, lo studente universitario è un lontano ricordo, la tribuna alta rossa ribolle di nuove passioni, ci sono nuove persone, e i giovani di un tempo sono ingrigiti. C'è una ragazza diventata moglie, la stessa al suo fianco in quei mitici quattro gradoni della palestra. Gli uomini grandi non fanno più tifo come una volta ma hanno gli occhi lucidi per Chalmers, Whiting, Rowe. C'é una ragazzina, piccolo talento del basket, con a fianco la sorella bambina, che incitano "Dinamo" con la sciarpa in mano, ma hanno rispetto per l'avversario "perché il giocatore è un essere umano e lui soffre papà". La stessa ragazzina che nel '98 ha "visto" i play off contro Avellino e Livorno dalla pancia della mamma e scalciava - a quanto pare - ad ogni rullare dei tamburi dell'Onda d'Urto e dell'Alta Marea, gli indomabili leoni della curva. Tensione e gloria, esaltazione e rassegnazione. Il sogno è finito, il risveglio è stato dolce perché di fronte vi è una bellissima realtà.
Ora potremmo dire di essere ad un palmo dal paradiso.
Oggi tutto il resto può attendere, siamo tosti e su scala nazionale. Bad & nationwide.
Il boemo folle che segna e stoppa più degli altri. "Hu-Hu-Hubalek!"
Il folletto di Buffalo, N.Y, che cesella canestri come fossero arabeschi. L'uomo grande capace di piangere per la sconfitta e di sorridere come un bimbo in mezzo ai bimbi.
Il tuono americano venuto da Seattle che ci crede, oh se ci crede.
Il pescatore mite arrivato da Dolo, con occhi azzurri e puliti, e i 4 Mori nel cuore.
Il Tony paisà col viso bambino e la mano educata, la calma del forte quando il pallone pesa ottanta tonnellate e sei lì con 10000 occhi puntati addosso....ciuf-canestro-delirio sugli spalti e tutt'intorno.
Jack "testa storta", quattro polmoni per correre e tanto sacrificio, il mediano,del resto non può fermarsi mai.
E tutti gli altri, eroi e gregari, artefici della gloria, immensi e guerrieri per ricordare che sì, qui oltre il mare Tirreno in questo pezzo di terra antico, durissimo, HIC SUNT LEONES, qui ci sono i leoni indomiti.
Affezionati alla maglia e alla città che li accolse.
Forza ragazzi, per sempre Forza Dinamo, fino alla vittoria. KEEP THE FAITH, brothers.


5 commenti:

Skywalkerboh ha detto...

FORZA DINAMO!!!!!!!!

Anonimo ha detto...

tu mi fai piangere sempre......e' la tua storia ma e' anche un po' la mia.....fino alla fine e per sempre forza dinamo....Ornella

SoloDinamo ha detto...

W Ornella W Luca
W la Dinamo e la città di Sassari !

Anonimo ha detto...

Solodi', che meraviglia! Superbo racconto!

cla

SoloDinamo ha detto...

oh grazie ! Non avevo letto il tuo commento, Claudia.